Il 20 febbraio 2026, presso la sala riunioni della Biblioteca Comunale, Equilibri, Circolo dei Lettori di Elmas, ha ospitato Gianluca Medas, che ha presentato il suo “Emilio Lussu. Il Cavaliere indomito”, egregiamente affiancato da Gianfranco Fancello, che ha dialogato con l’autore, su alcuni punti chiave della biografia di Lussu, segnatamente gli anni cruciali che vanno dal 1925/26 (Leggi fascistissime) fino al 1929, quando, dopo la rocambolesca fuga da Lipari, egli si ritrova a Parigi con altri esuli antifascisti con i quali fonderà il movimento di Giustizia e Libertà.
Ovviamente il libro non esaurisce la complessa vicenda biografica di Emilio Lussu, che sarà tra i protagonisti della storia d’Italia e della Sardegna fino alla sua morte a Roma il 5 marzo 1975. Proprio l’anno scorso si è celebrato il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. Il numeroso e attento pubblico presente ha avuto modo di seguire e apprezzare quanto veniva raccontato, e molti si sono complimentati con Equilibri e con gli ospiti, perché Medas ha arricchito la storia con aneddoti, anche personali, che hanno reso la serata molto interessante e partecipata.

Il libro affronta tre momenti della vita di Lussu: il contesto e la violenza che si scatena in Italia,e in Sardegna, a seguito del fallito attentato a Mussolini da parte del quindicenne giovane anarchico Anteo Zamboni (Bologna 31 ottobre 1926), che sarà immediatamente linciato dagli squadristi: la legge, il diritto subiscono uno scossone irrimediabile. Il giusto processo viene scavalcato dal terrore. Nella stessa notte gli squadristi danno la caccia a Lussu, che si difende sparando e uccidendo Battista Porrà che si era arrampicato fino al balcone della sua casa in Piazza Martiri a Cagliari, nel tentativo di entrare e uccidere. Lussu viene arrestato e incarcerato a Buoncammino, e passerà un anno prima che egli possa subire il Processo oggetto della seconda seconda parte del libro, magistralmente raccontato da Medas.
La fredda ricostruzione storica viene supportata dalla narrazione, che riguarda i sentimenti che aleggiano nella sede della Corte di Cassazione, la notte tra il 22 e il 23 ottobre 1927, quando i tre giudici chiamati alla sentenza definitiva, Arcangelo Marras, Antonio Giuseppe Manca Casu, e Decio Lobina, devono discutere e barcamenarsi a fior di codici per trovare quell’appiglio che consenta di far coincidere il Diritto con la Giustizia, ormai in balia del potere, e assolvere Lussu. La sentenza di assuluzione sarà depositata inn cancelleria da Giacomo Mereu, noto a Elmas come Giamiccu.
La terza parte del libro è La Fuga da Lipari, fra le più celebri evasioni della storia d’Italia. Relativamente brevi, gli anni al centro del libro, quelli che vanno dal ’25 al ‘29 del novecento, ma cruciali per la Storia d’Italia, e per Lussu in particolare, eppure in essi si concentra la personalità dell’uomo di Armungia, del suo coraggio e dignità di fronte ai soprusi e già persuaso del pericolo che sovrasta l’Italia, quello della perdità della libertà, quando ormai molti, anche suoi amici e compagni di partito, hanno ormai piegato il capo.
Sono anni ricchi di avvenimenti terribili, drammatici e avventurosi, anni che hanno segnato il destino di migliaia di uomini e donne, e decapitato col carcere, con la morte e l’esilio, la migliore gioventù e i più grandi intellettuali dell’epoca. È il fascismo che ha ucciso Matteotti, Gramsci, Gobetti, i fratelli Rosselli, Giovanni Amendola e altri.
Questi uomini, come altri meno noti, sono un lascito di idee, di esempi di vita e resistenza. Per tutti, e soprattutto per le nuove generazioni, vale il principio di imitazione spiegato da Machiavelli nel sesto capitolo del Principe, uno dei più importanti: “Debbe uno uomo prudente intrare sempre per vie battute da uomini grandi, e quelli che sono stati eccellentissimi imitare, acciò che, se la sua virtù non vi arriva, almeno ne renda qualche odore”. Certo i tempi e i contesti cambiano ma avere rifrimenti certi e ideali forti, dettati dallo studio e dalla conoscenza, è più che mai necessario di questi tempi bui quando le autocrazie tecnologiche, il fascismo sembrano avanzare in forme nuove.

