“Non c’è futuro senza memoria”. È quanto c’era scritto in un foglio in evidenza sul tavolo dove Cristina Pacini, Presidente della sezione ANPI di Elmas Assemini, e Luisa Sassu, dell’ANPI Cagliari, ideatrice e curatrice, hanno presentato a Elmas la mostra sulle Madri Costituenti, il 12 giugno 2026.
Per una curiosa e sicuramente non voluta coincidenza due classi di scuola superiore sedevano davanti al tavolo della presidenza, mentre alle loro spalle campeggiavano i pannelli e i visi in bianco e nero delle 21 donne che contribuirono a scrivere la nostra Carta costituzionale. Era quasi una metafora: il passato di 80 anni fa, quando le donne votarono per la prima volta nello storico referendum per scegliere tra Repubblica o Monarchia e per eleggere l’Assemblea Costituente, sia univa al presente, 2026, a quelle ragazze e ragazzi che rappresentano il nostro futuro.
Questo rapporto tra passato e presente richiama il celebre aforisma, attribuito a Bernardo di Chartres, e poi ripreso anche da Newton, che siamo “Nani sulle spalle di giganti”, e in effetti quelle donne, seppure poche, 21 dei 556 eletti, svolsero unn ruolo decisivo non solo perché conrtribuirono alla stesura della Carta, in particolare su alcuni fondamentali articoli, ma perché erano rappresentative di tutte le donne che dall’inizio del Novecento combatterono per i diritti e la parità di genere, ma soprattutto perché ebbero un ruolo determinante, e ancora sottovalutato, nella Resistenza. Tra esse anche Nadia Gallico Spano, che era nata a Tunisi, dove conobbe e sposò Velio Spano, tra i fondatori del PCI in Sardegna.
Luisa Sassu ha spiegato il senso della mostra e ha sottolineato come, da studi storici sempre più approfonditi su quel periodo cruciale della storia, forse senza le donne non ci sarebbe stata Resistenza. Perché le donne non furono soltanto, e non solo, “staffette” partigiane, come recita una certa retorica del periodo, ma furono molto di più: nelle retrovie a proteggere gli oppositori al fascismo e alla Repubblica di Salò, a nutrire e assistere i feriti della lotta partigiana, a comporre pietosamente i morti, a curare gli anziani e i bambini, a lavorare nei campi e nelle fabbriche mentre gli uomini erano in guerra. Opportuno dunque il titolo della mostra: Madri costituenti in senso lato, così come era opportuno il titolo del bellissimo libro di Benedetta Tobagi “Le donne della resistenza” , perché dovettero, e devono, essere resistenti ad un ruolo marginale che a volte viene loro assegnato, anche in situazioni estreme come la guerra, anche dai loro uomini. Significativo il senso di frustrazione di alcune partigiane che dopo la resistenza tornarono al loro ruolo di mogli e madri, rimpiangendo il periodo, terribile e pericoloso, in cui esse furono libere e in qualche modo felici del loro pieno e integrale protagonismo.
Un’ultima annotazione non meno importante: per la scrittura degli articoli più importanti della Costituzione, per esempio l’art.3, quello sul concetto di eguaglianza, e l’art. 11 sulla guerra, le donne ebbero certamente un ruolo determinante. In un’intervista a Enzo Biagi (1969) Lina Merlin, una delle 21 donne costituenti, tra fondatrici dell’UDI, e tra i componenti della Commissione ristretta incaricata di redigere la Carta Costituzionale, raccontò di come la prima stesura dell’articolo 3 recitava Tutti i cittadini della Repubblica sono uguali innanzi alla legge senza distinzioni di censo, di religione…ecc, e allora io proposi “Mettete anche di sesso!”. Così come poi apparve nella stesura definitiva.
Lina Merlin fu anche sarda di adozione, essendo stata confinata in Sardegna, a Dorgali, come antifascista nel 1926, e dove rimase per cinque anni. Nella sua biografia scrisse di quel paese “si profuma di fiori di mandorlo, si colora dell’azzurro del mare… vibra del canto delle donne, eleganti nei loro costumi e belle come figure egizie”
Nel richiamare il fondamentale art. 3 della Costituzione, se si pensa oggi alle discriminazioni salariali di genere, o alle pari opportunità in senso lato, oltre che alla terribile piaga della violenza sulle donne, esso è in parte inapplicato.

