9 Maggio 2021
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Il  coraggio di Irena Sendler – Donne che hanno cambiato il mondo  

Irena Sendler

La storia di  Irena e dei bambini salvati, rimasta nell’oblio per oltre 50 anni, è una di quelle storie che cambiano il mondo e che, per questo, non deve essere dimenticata.

Irena Sendler (nome da nubile Irena Kryzanowska) nasce nel 1910 a Varsavia e fin dalla nascita entra in contatto con la comunità ebraica della città. Suo padre infatti è un medico che cura gli ebrei di Varsavia al contrario di molti colleghi che si rifiutano di farlo. Quando nel Ghetto scoppia un’epidemia di tifo, il padre di Irena contrae la malattia e muore. All’epoca Irena ha sette anni e alcuni amici ebrei riconoscenti, si offrono di pagare i suoi studi. Durante gli studi universitari la giovane si oppone alla ghettizzazione degli ebrei e per questo viene sospesa per tre anni dall’Università di Varsavia.

Irena è cattolica, socialista, libera, emancipata e ha ben impresse nella mente e nel cuore le parole di suo padre:” Se vedi qualcuno annegare, devi tendergli la mano”. Nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, è infermiera e lavora nei servizi sociali. Grazie al suo lavoro riesce ad ottenere un permesso per  entrare e uscire dal Ghetto; inizia da subito a proteggere i suoi amici ebrei e riesce a procurare circa tremila passaporti. Ma il suo obiettivo è quello di mettere in salvo  i bambini ebrei, così contatta i genitori dei piccoli e, non senza enormi difficoltà, li convince ad affidarglieli.

Cambia i nomi ebrei dei piccoli, li fornisce di documenti falsi e comincia, con diversi stratagemmi, a farli uscire dal Ghetto. Aiutata da alcuni membri della Resistenza Polacca, molti bambini vengono addormentati col sonnifero e fatti passare per morti di tifo, i neonati vengono infilati nei cassoni dei motocarri e quelli più grandicelli dentro sacchi di juta, riuscendo in questo modo a mettere in salvo circa 2500 bambini che affida a famiglie, a  conventi e a preti cattolici.

Compila degli elenchi coi nomi veri e falsi dei bambini riportando anche i nomi dei genitori veri e di quelli adottivi e infila gli elenchi dentro bottiglie e vasetti di marmellata che verranno sotterrati nel giardino di un’amica fidatissima. Irena spera così che alla fine della guerra, i bambini possano tornare con facilità alla loro vera identità.

Nel 1943, catturata e torturata dalla Gestapo (che le frattura le gambe rendendola invalida per tutta la vita), non svela il suo segreto. Condannata a morte, è salvata dalla Resistenza Polacca e alla fine della guerra, consegnerà gli elenchi al Comitato ebraico che riuscirà a rintracciare circa 2000 bambini.  Purtroppo, dei 450.000 ebrei che vivevano nel Ghetto, soltanto 1000 ritorneranno dai lager, per cui la maggior dei bambini non poté ricongiungersi  alla propria famiglia.

Nel 1965, su segnalazione degli ebrei salvati, Israele la riconoscerà “Giusta tra le Nazioni”e pianterà un albero in suo onore;  la Repubblica Popolare Polacca invece si  dimentica di lei nonostante Irena abbia contribuito a creare orfanatrofi, centri di assistenza per madri e figli in difficoltà,istituzioni a sostegno delle famiglie disoccupate.

Una foto di Irena Sendler da anziana

Verrà considerata una sorta di “sovversiva” da tenere sotto sorveglianza, perseguitata dai Servizi di Sicurezza comunisti perché, pur essendo stata partigiana, non condivise l’antisemitismo e la politica del Partito Comunista Polacco. E così la storia di Irena e dei bambini salvati è rimasta sepolta per quasi 50 anni finché nel 1999 nel Kansas, Stati Uniti, un professore di storia, Norman Conrad, fa leggere a quattro sue studentesse quindicenni un articolo che parla di una donna polacca che aveva salvato 2500 bambini ebrei. Le ragazze si appassionano alla storia e ne fanno uno spettacolo intitolato “Life in a jar” (La vita in un barattolo), un libro e un DVD. Spediscono il copione a Irena e, nel 2001, volano a Varsavia per incontrarla.

Nel 2006 l’Associazione “I figli dell’olocausto” dà vita al premio “Irena Sendler” per aver reso il mondo migliore. Nel 2007 finalmente è proclamata eroe nazionale dal Senato polacco e viene candidata per il Nobel per la pace che però verrà vinto da Al Gore. Nella lettera di ringraziamento che inviò al Senato polacco, scrisse:” Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra e non un titolo di gloria”.

Irena Sendler muore nel 2008 a 98 anni portando con sé il ricordo dei “suoi” bambini.  In una sua ultima intervista disse:” Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai”.

 

 

 

 

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1 commento

  1. Proprio in questi giorni si celebra in tutto il mondo il Giorno della Memoria e la figura evocata da Marina, sconosciuta ai più, rientra nel novero di quelle tante donne che, nei vari campi dell’attività umana, e in particolari momenti storici, hanno cambiato il mondo e lo hanno reso migliore.
    Nel buio totale dello sterminio, e tale fu nel senso metaforico dell’aver toccato il fondo, eppure ciò avvenne invece alla luce del sole e molti sapevano, e nel cuore della razionalità occidentale, una semplice infermiera mette in salvo la vita di circa 2500 bambini ebrei.
    Irena Sendler non era ebrea, e avrebbe potuto, come tanti, come la maggior parte hanno fatto, girare la faccia dall’altra parte. Perché lo ha fatto? Quali energie interiori hanno mosso il suo agire? Forse il senso del dovere, forse la coscienza che il ghetto fosse un abominio, oppure quel senso materno di protezione che il più delle volte manca ai maschi, quei maschi che in divisa da SS sparavano ai bambini lanciati in aria come bersagli, forse la compassione, quella che Dostoievski definisce “la più importante e forse l’unica legge di vita di tutta l’umanità” (nel suo “L’idiota”), forse il coraggio che non è da tutti…

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