Tuesday 13th April 2021,
Equilibri Circolo dei lettori di Elmas

Brevi note per un libriccino di poesie

“Fedeltà del gelso” è un titolo che vuole significare per il gelso, così come per gli altri diversi alberi amici del vento e degli uccelli, una fedeltà alla propria natura. Scrive Gabriella Caramore, nella sua breve e luminosa prefazione a “Fedeltà del gelso” – una raccolta di poesie di Roberto Concu edita da Animamundi – ricordando la poesia di Bertold Brecht “Il susino”, alberetto che sopravvive stento, esule anch’esso come il poeta in fuga dal nazismo: “E tuttavia anch’esso esprime fedeltà: quella di rimanere conforme al suo compito di continuare a dare piccole, ma riconoscibili foglie ovali delicatamente dentellate, in attesa di tempi in cui possano germogliare e maturare anche i frutti.” L’uomo non è, in questo senso, per nulla fedele – è, invece, il portatore d’artificio dentro la natura. Egli è l’emblema stesso dell’infedeltà alla natura. Con la sua azione, con il suo lavoro trasforma, cambia tutto quanto lo circonda. “Fedeltà del gelso” è un libriccino che raccoglie cose non contenibili entro le sue ridotte dimensioni: così accade per le poesie che ad ogni lettura se ne escono dai libri e libere vanno. Salgono e si espandono come i profumi usciti da un’ampollina.
Difficile è parlare, scrivere, commentare le poesie: esse si sottraggono anche al più valido e raffinato dei critici. I filosofi poi si illudono di poterlo fare cercando di costringerle nelle gabbie dei loro sistemi. Tutt’al più della poesia se ne potrà cogliere il carattere enigmatico, ma non scioglierne l’enigma.
Che cosa sto tentando allora di dire? Tento soltanto di segnalare poesie che hanno la levità degli uccelli giocosi tra gli alberi; degli uccelli – queste vaghe e gaie creature, secondo il leopardiano Amelio filosofo solitario in “Elogio degli uccelli”.
E insieme alla leggerezza, la luce. Quell’intensificarsi della luminosità sulle fronde d’alberi visitati da vento leggero. E le stagioni che si avvicendano.
Nelle poesie di Roberto Concu si incontra la parola “anima”, e non “spirito” più variamente implicato. Anima nella sua primitiva ‘purezza’ vicina al greco “anemos” – vento, soffio, alito.

“È vero/ non è questo il mondo/ in cui avremo voluto amarci/ miseri conflitti/ […]
Ma saremo felici/ se al risveglio i nostri corpi/ voleranno su campi sereni e luminosi/ e le nostre anime/ capaci di pensieri che s’involano…”

“La fienagione/ si piega al vento di maggio/ così la mia anima/ vuota ora d’ogni desiderio.”

“Quando le Pleiadi scomparvero nel/ cielo oscuro/ all’alba ci separammo/ con la promessa di incontrarci di nuovo/ dopo la stagione delle piogge…”

Ecco frammenti dai quali può essere colto il tutto. La poesia però va letta e riletta, più che “parlata”.

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