7 Dicembre 2022
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In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo di Piergiorgio Odifreddi

Nel 2022 non si festeggia alcuna ricorrenza legata al nome di Charles Darwin: il bicentenario della sua nascita e il centocinquantenario de “L’origine delle specie” risalgono al 2009. Ma qualunque anno ci sembra buono per ricordare all’interno della rubrica dedicata alla Scienza, uno scienziato che ha aperto un intero mondo di conoscenze e ha segnato il percorso fondamentale della teoria evoluzionistica.

Per ricordare Charles Darwin abbiamo individuato nel libro di Odifreddi (divulgazione del Darwinismo) un condensato della sua ricca biografia (Darwin ha pubblicato 25 libri letti in tutto il mondo), dei suoi esperimenti e delle sue teorie e che ci consente di gettare uno sguardo ai ricercatori e alle ricerche a partire dai suoi maestri e contemporanei fino ai giorni nostri, che hanno permesso di evidenziare e approfondire le sue teorie.

Odifreddi introduce il libro con la descrizione del “Darwin uomo”, appassionato alla Natura fin da bambino, e con la tendenza ad immergersi in essa in solitudine, maniaco del collezionismo e della classificazione. Da ragazzo non amava gli studi astratti e al chiuso, ma trovò la sua strada a 22 anni iniziando a studiare geologia e imbarcandosi poi come naturalista nel brigantino Beagle, definendo lui stesso questa esperienza come la più importante della sua vita che gli consentì di porre le basi della teoria dell’evoluzione. Per cinque anni andò in giro per il mondo, dalla Patagonia alla Terra del Fuoco, dalle coste del Cile al Perù e alle isole del Pacifico,  a osservare i luoghi e raccogliere reperti e a classificarli. Ogni volta che si apprestava a prendere una decisione sia nel lavoro che nella vita privata, era solito ponderare accuratamente i pro e i contro. Fu così che decise di sposarsi, avendo considerato tra i punti a favore il fatto che “certe cose fanno bene alla salute, ed è sempre meglio una compagna che un cane” (!)  Ma pare che il matrimonio non gli avesse giovato. Smise di viaggiare e divenne un pantofolaio debole e di precaria salute, confinato nella sua casa di campagna a Down, in Inghilterra, per 40 anni, dedicandosi alle sue ricerche e incontrando i rari amici (Lyell e Huxley) e scordandosi … dei suoi dieci figli. Appare come un uomo modesto che, nonostante la consapevolezza e l’orgoglio per la sua copiosa produzione, arrivava a riportare nella sua Autobiografia “E’ davvero sorprendente che con doti così modeste io sia stato capace di influire in modo tanto notevole sulle opinioni degli scienziati su alcuni importanti problemi”.

Al contempo Odifreddi riesce a farci avvicinare al “Darwin scienziato”, sia per il suo originale contributo all’evoluzionismo sia nella sua veste di botanico sperimentale (sarà ricordato come uno scienziato eminente nel campo) e a partecipare direttamente alle scoperte di Darwin e alle sue osservazioni. Durante il primo anno di viaggio sul Beagle capì che il plancton era la base della catena alimentare oceanica e anticipò dei concetti di quella che in seguito venne chiamata “ecologia”. In quello stesso periodo ebbe modo di esprimere la sua estrema contrarietà alla schiavitù. La tappa più famosa del suo viaggio fu quella delle isole Galapagos, dove ebbe modo di osservare la diversa dimensione e forma delle corazze delle tartarughe provenienti dalle diverse isole e successivamente anche del becco dei diversi fringuelli. Queste osservazioni gli fecero sospettare che si trattasse solo di variazioni di una specie originaria, che subivano delle modificazioni in relazione al territorio nel quale vivevano e che … “questi fatti potrebbero smentire la stabilità delle specie”.

Darwin cominciò a considerare queste osservazioni come prove cruciali della selezione naturale che agisce allo stesso modo della selezione artificiale, operata da sempre dagli esseri umani su piante e animali al fine di selezionare specie con migliori caratteristiche.  Tutto ciò sta alla base della Teoria evoluzionistica, formulata da Lamarck nel 1809 e da lui sviluppata successivamente. Darwin individuò nella variazione e nella selezione i due capisaldi della sua teoria, arricchita negli anni successivi dall’adattamento.
Centrale il momento in cui la sua teoria si sposta dalle specie vegetali e animali all’uomo.
“Non appena mi convinsi, nel 1837 o ’38, che le specie erano mutabili, non potei fare a meno di credere che l’uomo dovesse essere regolato dalla stessa legge. Perciò presi appunti su questo problema per mia personale soddisfazione, ma senza alcuna intenzione di pubblicarli, perché pensavo che altrimenti avrei solo aggiunto pregiudizi contro le mie opinioni. Per evitare che mi si potesse accusare di aver voluto nascondere il mio pensiero, però, ne “L’origine delle specie” ho ritenuto opportuno aggiungere che con quest’opera ‘è probabile che sarà fatta luce sull’origine dell’uomo e sulla sua storia’.”

Odifreddi estende lo sguardo sia verso il passato e sugli studiosi che precedettero Darwin, sia verso il presente, aggiungendo informazioni apportate da quelli che lo seguirono ed evidenzia quanti scienziati, partendo dalle sue idee, siano riusciti a dimostrare sperimentalmente la correttezza e a rafforzare in modo incontestabile la sua teoria. Nel libro si incontrano molti altri protagonisti: tra i più importanti certamente vengono annoverati Linneo e Wallace, lo studioso che giunse alle stesse conclusioni nello stesso periodo storico, che pubblicò nel 1858 nel saggio “Sulla tendenza delle varietà a distaccarsi indefinitamente dal tipo originale”. Ma nonostante questo, Alfred Wallace “accettò di buon grado la priorità di Darwin e si accontentò dell’onore della condivisione, coniando addirittura il termine darwinismo in un omonimo libro del 1889″.

Gli studi di Darwin stimolarono molti studiosi a trovare delle risposte sperimentali che convalidassero la sua teoria. La teoria evoluzionista di Darwin è basata su un meccanismo che combina casualità e determinismo. La casualità interviene nelle variazioni ereditarie, la cui natura sarà però spiegata soltanto dalla genetica mendeliana. L’abate Gregor Mendel che conosceva bene le opere di Darwin pubblicò, un decennio dopo “L’origine delle specie”, un importante contributo sul meccanismo dell’ereditarietà. Gli studi di Mendel stimolarono Morgan a compiere il passo successivo verso la teoria dell’eredità cromosomica. Fondamentali le ricerche del microbiologo Levin sull’Escherichia coli, il batterio del nostro intestino, in quanto si riuscì a dimostrare che l’evoluzione può essere sperimentata anche in laboratorio in una ricerca durata alcuni anni, in contrasto con quanti asserivano che la “dimostrazione scientifica” non avrebbe potuto essere realizzata perché l’evoluzione naturale avrebbe richiesto “tempi biblici”. Notevole anche ricordare che solo per le ricerche su l’Escherichia coli sono stati finora assegnati una dozzina di premi Nobel.

Un altro aspetto che rende questo libro molto interessante è scoprire le ripercussioni delle riflessioni darwiniane, così travolgenti da far nascere intorno ad esse intolleranza, ostilità, negazionismo, tanto potenti da far sviluppare una corrente di pensiero avversa, contro la quale gli scienziati ancora oggi devono lottare.





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2 Commenti

  1. L’atteggiamento eccessivamente prudente di Darwin in tema religioso, il suo essere restio a uscire dai limiti delle scienze biologiche, criticato al suo tempo, oggi è apprezzato e rivalutato, considerando le forzature e le arbitrarie estensioni del suo pensiero ad altri campi, per esempio in quello sociale. Fu il filosofo Herbert Spencer che tentò di trasformare l’evoluzionismo darwiniano in una legge generale applicabile alle organizzazioni umane. Da qui il darwinismo sociale, con le sue aberranti forzature: le idee di Darwin cioè avrebbero dato supporto scientifico alle diseguaglianze sociali e alla teoria delle razze, che sarebbero “come in natura secondo la legge della sopravvivenza” necessarie al progredire dell’umanità. In realtà Darwin era dichiaratamente antischiavista, e proprio il viaggio con il Beagle lo convinsero che le “razze” umane discendono da un comune progenitore. In un passo di “Descent of man” Darwin scrive “Gli aborigeni americani, i negri e gli europei differiscono l’uno dall’altro nella mente tanto quanto le tre razze che possono essere nominate; eppure rimasi incessantemente colpito, mentre vivevo con i Fuegiani a bordo del “Beagle”, con i tanti piccoli tratti di carattere, che mostravano quanto fossero simili le loro menti alle nostre; e così è stato con un negro purosangue con cui mi è capitato una volta di essere intimo”.

  2. Alcune considerazioni sull’interessantissimo articolo di Anna e Mariano:
    1.La pubblicazione dell’Origine delle Specie sollevò un grande scandalo, i conservatori capirono subito i pericoli nascosti in una teoria così rivoluzionaria. Crollava la concezione tradizionale che il mondo è stato creato da una mente superiore. Alla borghesia vittoriana l’idea che l’uomo avesse antenati scimmieschi ripugnava profondamente. Darwin rivoluzionario suo malgrado! Nel quindicesimo capitolo del suo libro, egli fa cenno alla questione religiosa, e non vede come la sua concezione possa ferire i sentimenti religiosi. Fa osservare la grandiosità di una teoria secondo la quale “Il Creatore ha insufflato l’alito vitale in una o poche forme originarie, dalle quali poi si sono sviluppate tutte le altre”.
    2. Le discussioni suscitate dalle implicazioni filosofiche, religiose, sociali di questa teoria, non lo lasciavano indifferente e le numerose lettere che riceveva lo obbligavano a prendere posizione. Ma Darwin era soprattutto un uomo di scienze, scrupolosissimo della verità scientifica, tutto il resto lo interessava poco. Dopo numerosi attacchi, dovette difendersi dall’accusa di ateismo spiegando la sua posizione nei confronti della religione. Affermò di non essere ateo, nel senso di negare l’esistenza di dio, ma di essere agnostico ossia di negare al pensiero umano la capacità di andare oltre la conoscenza della realtà.
    3.L’origine e l’evoluzione dell’umanità così come erano illustrate dalla teoria evoluzionistica si adeguavano molto bene ai principi del socialismo, e alla concezione materialistica della storia. Forse anche per questo la teoria darwiniana venne definita sovversiva. C. Marx e F. Engels accolsero entusiasti il Darwinismo (seppure con qualche riserva). All’offerta, da parte di Marx, di dedicargli un volume dell’opera del Capitale, Darwin rifiutò. Pur dichiarandosi “fervido sostenitore delle libertà di opinioni di ogni argomento” sosteneva che “gli attacchi alle religioni avessero scarso effetto sul pubblico e che la libertà di pensiero potesse meglio promuoversi con l’illuminazione dell’intelletto umano che consegue al progresso delle scienze”.
    4. L’insegnamento più grande che ci ha lasciato Darwin è cosa significa “la verità scientifica”, ossia l’interrogazione della natura, attraverso l’osservazione e l’esperimento, con spirito vigile e con assoluto rispetto dei fatti, con atteggiamento umile.

    Nello scusarmi per la lunghezza del commento che è in parte ispirato dalla lettura del libro “Charles Darwin, 1809-1882” di G. Montalenti, grande genetista del ‘900.

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