Tuesday 13th April 2021,
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23 aprile Giornata mondiale del libro – Due libri utili in tempo di Coronavirus

Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo”: è il famoso incipit del Manifesto del Partito Comunista redatto da Karl Marx e Friedrich Engels nel 1848. Oggi potremmo dire “Uno spettro si aggira per il Mondo: lo spettro del Coronavirus”.

Questa associazione mentale è scaturita dall’intervista che Jared Diamond ha rilasciato a Paolo Giordano nell’ultimo numero de ”La Lettura”, l’inserto culturale della domenica del Corriere della Sera. Il titolo dell’intervista era “Cooperare, e poi cooperare, così vinciamo”, e ed era incentrata sull’attuale pandemia che attanaglia il mondo.

Diamond, che ha oggi 82 anni e vive a Lo Angeles, si è occupato di fisiologia umana, di biologia evolutiva, di biogeografia, ed è un grande divulgatore scientifico noto in tutto il mondo. Ha scritto diversi libri ma “Armi, Acciaio e Malattie”, con cui ha vinto il premio Pulitzer per la saggistica nel 1998, è sempre di enorme interesse e, date le vicende di questi giorni, di grande attualità.

Il sottotitolo del libro recita: “Breve storia del  mondo negli ultimi tredicimila anni” e intende rispondere ad una domanda che un vecchio saggio e noto politico della Nuova Guinea, Yali, pose all’autore nel luglio del 1972. Diamond era allora in Nuova Guinea come ornitologo, e in quell’isola dell’Arcipelago  malese  trascorrerà circa 50 della sua vita.

La domanda del vecchio saggio era la seguente: “Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui, mentre noi neri ne abbiamo così poco?”  I locali nella loro lingua intendevano come ”cargo” tutto quanto era stato portato dai bianchi, in termini di beni materiali ben presto apprezzati e utilizzati dai locali (Diamond accenna a asce d’acciaio, fiammiferi, medicine, vestiti, ombrelli…).

La domanda ne nascondeva una più profonda e vera: come mai se tredicimila anni fa l’uomo è partito da una condizione di partenza uguale, quella di cacciatori raccoglitori in micro comunità autosufficienti, poi i tassi di sviluppo sono stati così diversi da continente a continente? O ancora: come mai nel mondo ci sono popoli ricchi e popoli poveri, e perché la distribuzione della ricchezza è così variegata nelle diverse latitudini?

Diamond si rende conto che tale domanda nasconde la trappola odiosa del razzismo: pensare cioè che la diversità nello sviluppo sia di origine biologica, spiegazione sbagliata e del tutto priva di basi scientifiche. (Vedi, tra altri, “Razzismo e noismo” di Luigi Luca Cavalli-Sforza e Daniela Padoan, 2013).  Il libro intende invece indagare sulla  complessa storia del genere umano legata ad un intreccio di fattori quali la geografia, al storia, le dinamiche territoriali, i rapporti di forza, l’economia, le visioni del mondo spesso ad essa legate, la Politica, il Colonialismo ed l’Eurocentrismo, i rapporti tra le culture, l’uso delle tecnologie, e talvolta il caso.

La complessità di tali fattori viene indagata da Diamond: tra essi, nella terza parte del libro, è estremamente istruttivo il capitolo intitolato “I doni fatali del bestiame, l’evoluzione degli agenti patogeni”. A pag. 150 si legge “I peggiori killer dell’umanità nella nostra storia recente (vaiolo, influenza, tubercolosi, malaria, peste, morbillo e colera) sono sette malattie evolutesi a partire da infezioni degli animali, anche se i microbi che le causano sono al giorno d’oggi esclusivamente caratteristici della specie umana. Poiché queste sono state le principali cause di morte per lungo tempo, sono anche state fattori decisivi nel corso della storia. Nelle guerre fino alla seconda mondiale, le epidemie facevano molte più vittime delle armi, e le cronache che esaltano la strategia dei grandi generali dimenticano una verità ben poco lusinghiera: gli eserciti vincitori non erano sempre quelli meglio armati e con i migliori strateghi, ma spesso quelli che diffondevano le peggiori malattie con cui infettare il nemico”.

L’esempio più eclatante, che Diamond fa tra gli altri è quello della conquista dell’ America Latina: quando Cortés  nel 1519, con appena 600 uomini, sbarcò sulle coste del Messico, il primo attacco alla capitale azteca Tenochtitlàn fu vano, mentre fu decisivo quello successivo non tanto e non solo per la superiorità tecnica degli spagnoli, quanto perché uno schiavo proveniente dalla colonia di Cuba aveva diffuso il vaiolo tra gli indigeni. Un secolo dopo, nel 1618, i 20 milioni di abitanti del Messico precolombiano erano diventati poco più di un milione e mezzo”. La stessa sorte subirono gli Incas nell’America meridionale.

Ancora Diamond “La questione dell’origine animale delle malattie è alla base di una delle grandi linee generali della storia, ed è ancora oggi di importanza capitale (si pensi all’AIDS, che pare essersi originato a partire da un virus di alcune scimmie africane).

Dunque, ricapitolando: le malattie, i virus, sono tra i fattori che determinano le grandi svolte della storia.

Il libro di Diamond risale al 1997, ed è di questi mesi, nel pieno della pandemia da coronavirus che è tornato di moda “Spillover”, un altro libro profetico, questa volta dedicato specificamente alle malattie infettive, scritto da David Quannem nel 2012 (pubblicato da Adelphi nel 2014). Studiando le malattie infettive dagli anno 80 ad oggi, comprese le terribili Aids, Ebola e Sars, Quennan ricorda che esse hanno causato la morte di più di trenta milioni di individui e che, tutte “coinvolgono il fenomeno delle zoonosi, intendendo per esse ogni infezione animale trasmissibile agli esseri umani”. Quennan, che ha lavorato con i massimi esperti del campo e sul campo in vari angoli del mondo, usa termini quali spillover, ospiti serbatoio, mutazioni: i virus, in un mondo globalizzato, “fanno l’autostop” viaggiano in modo invisibile da un animale all’altro e poi all’uomo, e si propagano in tutte le latitudini.

Soffermiamoci sulla parola spillover, letteralmente dall’inglese “traboccare”: “uno spillover porta all’emergenza quando un patogeno che ha infettato qualche individuo di una nuova specie ospite trova in questa condizioni particolarmente favorevoli e si propaga tra i suoi membri” .

Oggi la propagazione dei virus sembra, a detta degli esperti, assai più favorevole che in passato “la distruzione degli ecosistemi sembra avere tra le sue conseguenze la sempre più frequente comparsa di patogeni in ambiti più vasti di quelli originari. Laddove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie. Un parassita disturbato nella sua quotidianità e sfrattato dal suo ospite abituale ha due possibilità: trovare una nuova casa, un nuovo tipo di casa, o estinguersi. Dunque non ce l’hanno con noi, siamo noi a esser diventati molesti, visibili e assai abbondanti” (siamo ormai oltre sette miliardi e mezzo).

Nelle conclusioni Quennan si chiede: cosa insegnano le zoonosi? “Ci ricordano, come versioni moderne di san Francesco, che in quanto esseri umani siamo parte della natura, e che la stessa idea di un mondo naturale distinto da noi è sbagliata e artificiale. C’è un mondo solo, di cui l’umanità fa parte, così come l’HIV, i virus di Ebola e dell’influenza, Nipah, Hendra e la SARS, gli scimpanzé, i pipistrelli, gli zibeti e le oche indiane. E ne fa parte anche il prossimo virus killer che ci colpirà, quello che non abbiamo ancora scoperto”

Tornando alla iniziale suggestione: nel 1848 lo spettro del comunismo, a partire dal 1848, portò, tra l’altro, alla nascita di nuovi ideali, movimenti di classe e nuovi possibili modelli di società in cui giustizia ed uguaglianza potessero coesistere, certo poi non concretizzati nel socialismo reale.

Lo spettro del coronavirus, con le nuove e inedite variabili dei cambiamenti climatici e delle tecnologie digitali, richiede un nuovo internazionalismo, un nuovo modello di cooperazione tra i popoli, che non può essere assicurato dal modello neoliberista, e che è fra le cause della attuale crisi, e in cui, se non si cambia rotta, ancora una volta i più deboli saranno sommersi e travolti.

Tonino Sitzia

23 aprile 2020

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