25 Aprile 2024
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La scomparsa della FAS

Equilibri si è occupato più volte della Fas, ultimi in ordine di tempo gli articoli di Tonino Sitzia (27 settembre 2023 Un’interessante assemblea: il punto e la prospettiva) e di Gabriele Soro (28 settembre 2023 Santa Gilla, Ex Fas: domande, interrogativi) a cui si rimanda.

 La lunga vicenda della FAS, simbolo come altre della fallimentare industrializzazione della Sardegna, come se lo sviluppo potessere essere indotto dall’esterno con ampia copertura di fondi pubblici, agli albori degli anni ’60 del secolo scorso e poi negli ’70 e ’80, si è conclusa con la sua totale scomparsa. Si tratta di un progetto che doveva inglobare in un’unica struttura comunicante il capannone ex laminatoio con l’ex acciaieria, conservando e ristrutturando l’involucro esterno, poiché la struttura si legge nella proposta della “Villa del Mas” (2012), “È testimonianza dell’attività industriale passata, limitandosi a realizzare le lavorazioni necessarie per poter rendere gli spazi interni fruibili all’attività commerciale futura.”

Ora di questi dichiarati intenti non c’è traccia: resti dei capannoni che dovevano costituire l’involucro del mega parco commerciale, con al centro le grandi firme IKEA e Leroy Merlin, e altre, che ricordavano la stazione ferroviaria di Otocha di Madrid, sono stati spazzati via. Eppure nell’ ultimo progetto della SRL Villa del Mas, poi approvato in sede di V.I.A, si accennava a quei capannoni come “esempio di archeologia industriale”.

A suo modo questo impegno sottoscritto, approvato dalle autorità regionali e poi disatteso, costituisce un simbolo, non il solo, di una contemporanea modernità: i centri commerciali cancellano il passato come spazzatura da dimenticare. Così il centro commerciale AUCHAN si era tranquillamente sovrapposto, impedendone ulteriori ricerche e studi archeologici, ai pochi resti di Santa Igia, l’antica capitale giudicale.  Ma gli esempi si potrebbero moltiplicare, non solo in Sardegna ma nel resto della penisola e in tutto il mondo.

Tornando alla FAS era utile conservare parte di quella struttura in chiave di Archeologia industriale? Certamente sì, ovviamente con la parallela bonifica, che è stata effettuata non integralmente, ma con l’impermealizzazione al suolo, il così detto capping, con qualche riserva sul fatto che qualche residuo inquinante non sia già, o non possa,  infiltrarsi nelle falde profonde e nello Stagno. Certamente sì perché essa richiamava un certo tipo di sviluppo estremamente contraddittorio e su cui riflettere, e soprattutto perché richiamava le vicende umane di centinaia di operai, di Elmas e di molti paesi del circondario, con le loro storie di lotte sindacali, di scioperi, di occupazioni, di sacrifici, di malattie e infortuni. Non sarebbe stato male inserire all’interno della Disneyland dei negozi, un esempio, una ricostruzione fotografica e storica di quel periodo. O forse, all’origine, si poteva fare qualcosa di diverso. L’esempio più interessante a questo riguardo è il recupero dell’ area mineraria (carbone e acciaio) della Rhur in Germania, la più grande d’Europa, in termini  estensione e di inquinamento. Il recupero è avvenuto in chiave di Archeologia industriale e sostenibilità ambientale, ad opera di un pool  internazionale di architetti, interior designer e studiosi di varie specialità. Molti progetti coordinati dal Land Nordrhein, valore complessivo di oltre 6 miliardi di euro (40% da fondi pubblici e per il 60% privati. 

Ecco quanto dichiarato dallo storico dell’arte tedesco Roland Guenter, uno degli ideatori del grande progetto Rhur, intervistato nel 2022 dal giornalista e scrittore Salvatore Giannella
“Molti qui, quando produrre carbone e acciaio non era più un business, volevano demolire tutto, radere al suolo come fanno altrove. Ma io e altri amici abbiamo detto no: questo patrimonio di archeologia industriale è un pezzo della nostra storia e della nostra identità, è un giacimento di cultura industriale al quale va riconosciuta la dignità. È un patrimonio che va riqualificato dandogli una moderna funzione.  Amministratori e imprenditori illuminati hanno avuto fiducia in noi. Il Land, cioè la Regione, ha comprato nel 1989 l’area del bacino minerario con le strutture abbandonate. È nata una Fondazione fatta da rappresentanti istituzionali e anche da privati, che ha fatto da cabina di regia della Operazione Riconversione”
La “moderna funzione” cui accennava lo storico dell’ arte ha trasformato la Rhur in un Parco regionale tra i più visitati d’Europa, dove cultura, archeologia industriale, ambiente, piste ciclabili convivono coniugando passato, presente e futuro.   

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2 Commenti

  1. Al commento sentito e severo di Marina sulla distruzione dei fabbricati della ex Ferriera, rasi al suolo, ne aggiungo uno anch’io: un susseguirsi di punti interrogativi.
    Che cosa ne sappiamo noi abitanti e cittadini di ciò che succede in quell’area?
    Quanto e quale è l’inquinamento dell’area ex Fas?
    A che punto è il risanamento del sito?
    Chi controlla che i lavori di “bonifica” procedano secondo il piano prestabilito (se c’è ed ammessa la sua bontà)?
    Ma su tutta questa vicenda dell’ex Fas, area sulla quale pare sorga un mercato mostruoso che attirerà un traffico intenso e caotico, grava un silenzio assordante. Non hanno da dire “qualcosa” Regione e Comune di Elmas?

  2. Ieri, mentre mi recavo all’aeroporto, ho visto l’enorme spianata e sono stata colta da un sentimento di sgomento e di grande malinconia. Come scrivi giustamente tu, Tonino, chi ricorderà più le speranze, le lotte e la fatica di quanti hanno lavorato in ferriera?
    Che ne é stato del progetto che prevedeva la riconversione dei fabbricati e la nascita del parco urbano inteso come grosso polmone a servizio della collettività? Chi pensava di poter vedere in qualche modo salvaguardati i capannoni industriali dall’importante valore architettonico, rimarrà profondamente deluso.
    Mi preoccupano, inoltre, gli inevitabili problemi legati alla viabilità, all’inquinamento acustico e le possibili conseguenze negative sulla nostra salute generate dalle polveri prodotte dallo straordinario sbancamento.

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