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22 Luglio 2024
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ULUG BEK L’astronomo di Samarcanda di Jean-Pierre Luminet

Nel corso di un viaggio in Uzbekistan, un paese tanto affascinante quanto poco conosciuto, tra le varie tappe della Via della Seta, ammirando monumenti di architettura islamica di sorprendente bellezza, alternati a paesaggi desertici e città colpite dalla tempesta di sabbia, è stato fantastico imbattersi nella figura di Ulug Bek, descritto come uno straordinario personaggio che ancora bambino fuggiva dalla gabbia dorata del suo collegio per rifugiarsi la notte in un fosso dal quale poter ammirare e studiare il cielo stellato …. e che poi, diventato suo malgrado principe, rifuggiva i suoi doveri istituzionali per dedicarsi alla scienza e alla costruzione di un imponente osservatorio e di una Madrasa che ospitò in quegli anni oltre 100 astronomi e diede il nome a circa 2000 corpi celesti…

Un bel libro ci viene incontro: “Uluğ Bek: L’astronomo di Samarcanda”, pubblicato in Italia da “La lepre Eds. 2017” di Jean-Pierre Luminet, astrofisico e romanziere. La scrittura scorrevole e lo stile elegante dello scrittore rendono la lettura gradevole. Raccontando la storia delle scienze fin dai tempi più remoti, consente al lettore di penetrare nelle oscure vicende delle corti orientali e nei loro complotti.

Il percorso romanzato si apre con l’avvincente storia di 2 giovani studiosi, Qadi Zada, astronomo musulmano, e Samuel Cresques, geografo maiorchese, che insieme intraprendono alla fine del 1300 un viaggio verso l’oriente dove auspicano di poter migliorare la loro formazione. Fin dai primi capitoli l’autore mette in evidenza come periodi luminosi si alternano nella storia a periodi oscurantisti e questi si manifestano in oriente così come in occidente. Tant’è che, in un momento di difficoltà durante il percorso verso oriente, il geografo Cresques dice a Qadi Zada “smettila di piangere.. ringrazia il cielo di averti fatto nascere in contrade dove si sa distinguere tra fede e ragione … nella cristianità una simile distinzione può mettere in serio pericolo la vita di un uomo”. In Europa erano i tempi bui dell’Inquisizione.

In quegli anni Tamerlano (Timur) con le sue orde devastava l’Asia centrale (Cina, India Afganistan, Russia) saccheggiando intere città, facendo strage della popolazione e deportando scienziati, insegnanti e artigiani di valore fino a Samarcanda affinchè la rendessero una nuova Babilonia, la città più prestigiosa al mondo. A lui succedette suo figlio Shah Rukh Mirza, che fu protagonista del cosiddetto “Rinascimento timuride”, un’epoca luminoso, in cui arte, scienza e cultura fiorirono in terra musulmana, a Herat (attuale Afghanistan) e Samarcanda (attuale Uzbekistan). Ciò avvenne grazie al fondamentale contributo di Goharshad, la moglie preferita di Tamerlano, che con grande autorevolezza consentì la crescita una corte illuminata e trasmise l’amore per la conoscenza ai suoi due figli, Uluğ Bek e Baysunghur.

UluğBek cresce e matura sotto la guida di Yazdi, Maestro di teologia e dell’astronomo Qadi Zada. Disprezzava “la bassezza, la cupidigia e i rancori meschini” propri di molti che si occupavano degli affari di Stato. Malediceva il destino che lo aveva voluto figlio di re. Nessuno dei grandi scienziati e filosofi del passato che lui aveva tanto ammirato, aveva mai avuto in mano le sorti di una nazione. Il libro ha anche il pregio di mettere in evidenza il ruolo del “docente/maestro” in vari passi del libro. Tra questi, laddove il maestro Qadi Zada dice di non sapere niente delle eclissi, davanti a una osservazione dell’allievo Uluğ che afferma “ma tutti sanno che l’apparizione di una cometa …”, il maestro risponde “lo sanno tutti? Davvero? … non è mai assennato voler per forza dotare di senso quanto non siamo in grado di dimostrare … quanto a quei “tutti”che avrebbero sempre ragione, e vedono anche le eclissi come un messaggio celeste … Abbiamo ancora parecchia strada da fare noi due principe”

La figura Uluğ Bek è valorizzata nel libro anche attraverso la descrizione dei profondi sentimenti di amicizia, che lui dimostra in varie situazioni, anche complesse. Si impegnava a fondo per aiutare i suoi amici a risolvere problemi, intervenendo sempre col dialogo. Quando il suo primo amico Ali, falconiere di corte, morì al suo posto nel corso di un agguato durante una battuta di caccia, provò un profondo dolore. Ma questa non fu l’unica perdita per lui.

Quando compì sedici anni, mentre suo padre regnava saldamente a Herat, UluğBek divenne principe della Transoxiana. Ma la sua passione e ambizione non riguardava la conquista dei territori, ma era la scienza. Nel 1424 iniziò a Samarcanda la costruzione di un osservatorio, supportato da una Madrasa, la più grande Università dei suoi tempi, una scuola Sufi che emanava spiritualità, che riuniva un consistente e brillante gruppo di studiosi, tra cui il suo maestro Qadi Zada e Ghiyathad-Din Jamshid, noto come Al-Kashi.

Alla morte del padre, Uluğ Bek, re astronomo e poeta, ereditò l’impero, inaugurò il più grande osservatorio del mondo, dedicato alla pace e allo studio dell’universo. La città di Samarcanda diven,ne agli inizi del ‘400, il faro d’Oriente, attraversata da carovane ricchissime nel loro grande viaggio attraverso le terre conosciute, da oriente a occidente. Samarcanda divenne il centro intellettuale più importante al mondo, nel quale oltre settanta astronomi studiavano il cielo. Uluğ Bek stilò un catalogo di oltre mille stelle, alle quali fu assegnato il nome che conservano tuttora.

Tuttavia il periodo di grande prosperità fu breve. Seguendo il cammino del re saggio e dei grandi scienziati che lo accompagnarono nella realizzazione del suo sogno, si incontrano il lato migliore dell’umanità ma anche quello peggiore. Purtroppo il periodo di “luce” durò solo due anni in quanto, poi, di nuovo prevalse l’oscurantismo. Abd al-Latif, figlio della prima moglie di Ulug bek, a capo di un gruppo di fanatici religiosi islamici, cominciò a tramare contro di lui e gli astronomi suoi collaboratori. Vedevano l’osservatorio come portatore di insegne infernali che invadevano il regno di Dio. Ulug bek tentò invano la via del dialogo col figlio, ma ebbe la peggio. I fanatici lo uccisero tagliandogli la testa. Molto più tardi rasero al suolo l’Osservatorio. Ma tutto il loro lavoro fu responsabilmente conservato.

Ma il libro termina con una speranza: Al-Qushji, discepolo del principe, fuggì a Istanbul e consegnò al sultano Mehmet II una copia del catalogo. Il lavoro venne così salvato e pubblicato sotto il nome di “Tavole del sultano” che vennero diffuse in Europa

Nella foto in evidenza, da destra a sinistra: Ulug Bek, il maestro Qadi Zada e il maestro Al-Kashi

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1 commento

  1. Che bella Samarcanda con i suoi meravigliosi monumenti, il Registan e la Madrasa di Ulug Bek, grande studioso, astronomo e poeta, amante della cultura, votato più alla conoscenza che al potere e alla guerra.
    Grazie Anna e Mariano per aver risvegliato in me i ricordi di un viaggio insolito e affascinante!

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