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22 Giugno 2024
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“Armati di scienza” di Elena Cattaneo

“Armati di scienza” di Elena Cattaneo, Raffaello Cortina Editore: un libro che tutti dovrebbero leggere

Questo libro ci è apparso fin da una prima lettura particolarmente appropriato per un pubblico ampio che ha voglia di capire come districarsi, in questi tempi di “infodemia”, tra la mole di notizie, spesso false e distorte, che quotidianamente appaiono sui media e che riguardano l’ambito medico-sanitario, quello agricolo, e le loro interazioni col mondo della politica. I temi discussi sono i più vari e attuali, e molti di questi, dai virus all’omeopatia, agli OGM, ed altri sono stati trattati e discussi in recensioni di altri libri riportate nel sito di Equilibri.

Ma la peculiarità di questo libro, che non è stata discussa nelle precedenti recensioni, riguarda la descrizione del metodo scientifico e l’importanza di adottare questo metodo nelle più svariate circostanze. Infatti, come sottolinea l’autrice, il titolo “armati di scienza” non riguarda una chiamata alle armi, ma la necessità di rafforzarsi utilizzando in modo appropriato la scienza e il metodo scientifico.

Il metodo scientifico. Ma in cosa consiste il metodo scientifico di cui spesso si sente parlare? Il metodo è descritto come un “metodo conoscitivo complesso, fallibile, fondato su continui fallimenti, ma proprio per questo, alla fine del percorso, idoneo a consegnare prove VERIFICABILI in grado di non essere degradate a OPINIONI”. Tale metodo rappresenta la chiave per infrangere la consueta attitudine alla paura, spesso alimentata da chi ne fa uso per attrarre consensi. Cattaneo insiste sulla necessità che la ricerca scientifica sia libera, aperta al mondo e collaborativa. Non esiste il rischio zero o l’errore zero, ma tutto si può arrivare a conoscere esaminando dati e prove rendendoli pubblici, visibili, verificabili e RIPETIBILI.

Tutti i ricercatori, per poter pubblicare i loro risultati, devono sottoporre il loro lavoro all’editore di una rivista scientifica internazionale. Quest’ultimo invia l’articolo ad almeno tre revisori esperti nell’ambito specifico ed ignoti all’autore. I revisori devono valutare la consistenza scientifica dei risultati e comunicare il proprio punto di vista, suggerendo eventuali modifiche e/o ripetizioni di esperimenti, o un parere (positivo o negativo) riguardo la pubblicazione. A seguire, l’editore trarrà le sue conclusioni riguardo l’opportunità di chiedere una revisione agli autori e/o di pubblicare l’articolo. Una volta pubblicato, l’articolo sarà visibile a tutta la comunità scientifica, e quindi sottoposto a ulteriori verifiche e ripetizioni di esperimenti.

Divulgare la scienza. È compito degli scienziati divulgare la scienza in modo chiaro e trasparente, tenendo una visione aperta sui problemi, fornire gli strumenti per comprendere la scienza, senza avventurarsi nella spiegazione di fenomeni per i quali è necessaria una competenza specialistica. Tutto ciò al fine di comprendere, e smontare i media, talvolta inclini a una “falsa par condicio” tra “scienza” e “opinione”. I risultati della scienza vanno sempre spiegati e presidiati contro manipolazioni, mode e pregiudizi affinché si instauri un rapporto di fiducia tra la società e la scienza. Indagini internazionali dimostrano che le resistenze sociali verso le innovazioni si attenuano quando migliora il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e le istituzioni devono guidare i cittadini verso percorsi fondati su certezze scientifiche. È fondamentale che lo scienziato non percorra la sua strada in solitudine. Ogni nuova scoperta richiede condivisione e accessibilità, occorre “fare rete”.

Il giornalismo. Anche il giornalismo risponde ad un’etica professionale che obbliga a riportare i fatti verificati e consolidati da prove, espressi da fonti autorevoli nell’ambito oggetto di “notizia”, ma non sempre accade così. A tal proposito, l’autrice cita la storia del metodo Stamina, proposto per la cura di malattie neurodegenerative, ma rivelatosi un grande inganno che si concluse con una vicenda giudiziaria che portò a una condanna per truffa. Tuttavia “per mesi si insistette a definire ”cura” un “atroce nulla”. Nella sua diffusione attraverso i media furono in pochi a utilizzare il termine “truffa” o “inganno” al posto di “terapia”, nonostante la sua inconsistenza scientifica. L’autrice riferisce anche sull’omeopatia, definendola una “non cura”. Come si può pensare che un farmaco diluito a livelli di una goccia in una piscina possa avere un qualche effetto curativo? E afferma: non esiste la medicina tradizionale con accanto la medicina alternativa, esiste la Medicina.

La politica della ricerca. La Cattaneo documenta e descrive, non solo dal punto di vista di ricercatrice, ma anche dal punto di vista di senatrice della Repubblica, le vicende degli ultimi anni riguardanti la politica della ricerca scientifica pubblica in Italia e le relazioni tra scienza e politica nel nostro paese: come siano stati finanziati in tempi diversi e negli ultimi decenni, importanti, costosi e tecnologicamente avanzati Centri di ricerca, nati improvvisamente, senza alcuna analisi del “bisogno”, ma fondamentalmente come centri di potere politico. Tutto ciò a scapito della ricerca universitaria, i cui finanziamenti sono da circa due decenni ridotti al lumicino.

Insiste determinata sugli aspetti medici della prevenzione, sulla importanza dei vaccini e degli obblighi vaccinali, che hanno salvato solo negli ultimo dieci anni centinaia di milioni di vite. Sul tema agricoltura intitola un capitolo “se naturale non fa rima con salutare” e riporta dati scientifici, sui quali si è personalmente documentata, raccolti da circa venti organismi internazionali, che sono concordi sul fatto che il glifosato, un erbicida “di sintesi” ampiamente utilizzato, ma attualmente vittima di attacchi mediatici, abbia un basso profilo tossicologico. Riporta che alcuni prodotti “bio” (formulati a base di piretro e altri) hanno già sull’etichetta l’immagine “dell’albero secco e del pesce morto”, ad indicare la loro pericolosità per l’ambiente. Per non parlare dell’incremento del consumo di suolo e di acqua, nonché la conseguente deforestazione, derivanti da un incremento di agricoltura cosiddetta “biologica”. Le biotecnologie sarebbero una potente arma contro l’uso di fitofarmaci, ma alla ricerca in Italia, che era tra le più avanzate in Europa vent’anni fa, è ora preclusa per legge la sperimentazione in campo aperto, e i tanto deprecati prodotti OGM vengono importati a milioni di tonnellate e consumati in Italia.

“L’alternativa c’è ed è in campo. È l’agricoltura integrata che raggruppa tutti gli strumenti di protezione, agronomici, fisici, biologici e chimici, secondo uno schema razionale”.

Il punto di vista del chimico, su molti argomenti in ambito medico – sanitario e agricolo, è riportato nel libro “Tutto questione di chimica” di Giuseppe Alonci

Il punto di vista della virologa Ilaria Capua, su virus e vaccini, è riportato nel libro “I virus”

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2 Commenti

  1. Grazie Tonino per questo efficace commento che ci rimanda a Galileo. Grande Galileo! fondatore della Scienza Sperimentale!! il suo Pensiero ci accompagnerà sempre.
    L’opera divulgatrice dovrà continuare oggi come ieri a diffondersi tra la gente, affinchè le persone scoprano la “realtà” delle cose oltre la talvolta nefasta “fantasia”

  2. Son passati 391 anni da quando Galileo pubblica il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” (1632). Il libro vede protagonisti Salviati (che rappresenta Galileo), Simplicio (che esprime le idee Tolomeo e non a caso viene usato questo nome: da semplicius, sciocco) e Sagredo (padrone di una villa veneta, che li ospita, ed è l’unico personaggio realmente esistito). Come mai Galileo in quest’opera usa il volgare e non il latino, fino ad allora tassativamente usato nelle pubblicazioni scientifiche? E perché l’opera di Galileo è inserita nei manuali di Letteratura delle Scuole Superiori? C’era un’esigenza divulgativa: rendere noto e accessibile a tutti il metodo scientifico, quello da lui inventato basato sulle “Sensate esperienze e certe dimostrazioni”, quello che avrebbe rivoluzionato per sempre il modo di studiare i fenomeni naturali e l’Universo.
    Allora c’era carenza informativa e di istruzione, oggi c’è l’overdose di informazioni, quella che Anna e Mariano chiamano infodemia: le informazioni spicciole, le opinioni, si fanno scienza e mettono in discussione o in dubbio le acquisizioni scientifiche (vedi vaccini, cambiamenti climatici, deforestazione ecc.). Dunque, allora come oggi, c’è molto da fare sulla divulgazione scientifica.
    Il linguaggio della scienza deve farsi “volgare”, accessibile, non supponente, senza semplificazioni eccessive o banalizzazioni, come fu quello di Galileo che è esempio di alta letteratura, tanto che Italo Calvino lo definì «Il più grande scrittore della letteratura italiana d’ogni secolo».
    Grazie Anna e Mariano per questo bell’articolo

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