6 Ottobre 2022
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La sabbia sta finendo

Illuminante articolo, quello di Anna Musinu e Mariano Casu, che ne richiama altri, da loro pubblicati nel sito di Equilibri, con relativi commenti: “Tutto in un granello: Come la sabbia ha influito sulla storia della civiltà “. “Dopo l’aria e l’acqua, la sabbia – sostengono gli autori è, in assoluto, la risorsa naturale che consumiamo di più”.(www.equilibrielmas.it, 31 luglio 2022).

È noto il fatto che le guerre, perlomeno quelle dal 1973 (prima crisi petrolifera) alla fine del XX secolo siano state più o meno interrelate con l’accesso al petrolio e alle fonti fossili, e la stessa attuale guerra tra Russia e Ucraina, così come le tensioni nel medio oriente abbiano a che fare in parte con esse. Anna e Mariano nel loro articolo accennano alla sabbia silicea “quella usata per l’estrazione del silicio per la produzione di chip per computer, contiene quarzo di estrema purezza: ancora più rara e pregiata di quella usata per la produzione del vetro”, e già la Cina attua l’embargo delle sabbie silicee a Taiwan, dove si produce il 50% circa  dei semiconduttori necessari per la moderna componentistica dell’elettronica. La guerra della sabbia, per ora solo minacciata, potrebbe coinvolgere la Cina, che a sua volta si serve dei semiconduttori taiwanesi per la propria industria elettronica, e gli Stati Uniti in un’area di grande valenza geopolitica.

A quando la guerra per il cobalto, fondamentale per le batterie e per la transizione energetica, e ricavato per gran parte nella Repubblica Democratica del Congo con costi umani inenarrabili? E come i paesi ricchi, quelli che inquinano di più, rispondono alla domanda del presidente congolese Tshisekedi “Com’è possibile che il Paese che siede sopra i due terzi delle risorse globali di cobalto, un elemento cruciale per la transizione verso un mondo elettrificato e a emissioni zero, sia in grado di fornire elettricità a meno di un decimo dei propri cittadini?”

Le risorse non sono infinite e, nel pieno della crisi climatica, ci si interroga sui limiti dello sviluppo, riprendendo le suggestioni e il relativo dibattito, anche controverso, del Rapporto sui limiti dello sviluppo (Club di Roma, 1972), sul fatto che le due variabili, risorse naturali e crescita/sviluppo (demografica, economica, vale a dire popolazione, produzione di cibo, industrializzazione, inquinamento e consumo) non seguono percorsi lineari: le risorse si esauriscono poiché non sono rinnovabili, e non reggono il passo di uno sviluppo incontrollato. Da qui il “punto di non ritorno”, l’allarme dei limiti da porre alle emissioni di CO2, da qui l’esigenza di affiancare alla parola “sviluppo” quella di “sostenibilità” a lungo termine, i grandi e inascoltati movimenti giovanili di questi anni, fino agli obiettivi dell’Agenda ONU del 2030, a cui si rimanda.

Indubbiamente il capitalismo, nella sua evoluzione storica, fino al contemporaneo neoliberismo generalmente inteso, è storicamente il maggior responsabile dello stato delle cose, e nella prospettiva di un suo superamento, bisognerà affiancare, oggi più che mai, ad ogni variabile economica, una  variabile ecologica, in sostanza giustizia sociale e lotte per l’ambiente.

Nella tappa a Cagliari di Goletta Verde, il 17 luglio 2022 a Cagliari, è stato molto interessante l’incontro (Angolo della Stazione Marittima) dal titolo “La sabbia sta finendo”, con comunicazioni di Anna Musinu, Mariano Casu e Luisa Pani della DICAAR (Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Architettura – Università di Cagliari). Le prime comunicazioni hanno ricalcato quanto risulta dalla recensione apparsa nel sito di Equilibri. La Prof.ssa Pani, Responsabile Scientifico del Progetto MEISAR (Materiali per l’Edilizia e le Infrastrutture Sostenibili: gli Aggregati Riciclati – – POR FESR Sardegna 2014/2020 ), ha illustrato uno studio progettuale sulla demolizione dello Stadio Sant’Elia. In sostanza, senza entrare nel merito tecnico del progetto che non è di mia competenza, il materiale demolito potrebbe, con ottimi risultati, essere riutilizzato come “nuovo calcestruzzo confezionato con aggregati riciclati”. Si eviterebbe in tal  modo lo spreco della rimozione e collocamento  in discarica del cemento armato, con tutti i relativi costi ambientali e di risanamento, il rispetto  delle regole europee (riutilizzo del 70% dei rifiuti), e il riutilizzo di tali materiali per il nuovo e più moderno stadio, nell’alveo della sostenibilità economica e ambientale e nell’ottica dell’economia circolare che per definizione è progettata per autogenerarsi:

 ”Uno dei pilastri dell’economia circolare è il recupero dei materiali, attraverso la sostituzione delle materie prime vergini con materie prime seconde provenienti da filiere di recupero che ne conservino le qualità

Tonino Sitzia

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1 commento

  1. Il tema è più che mai cogente ed attuale. Per fortuna c’ è chi non si stanca di parlarne e vi mette tutta la propria energia nel farlo. Ne parlino i bambini, ne parlino i professori, ne parlino le persone di cultura…non importa, basta che si tengano gli occhi puntati sul problema. Ma su cosa puntano i nostri occhi? Sui conflitti internazionali? Sui grandi giacimenti di materie potenzialmente legate al nostro futuro? Sul grande stadio da demolire e ” riciclare”? A guardare la montagna si finisce per inciampare sui sassolini. Non saranno le guerre o gli accordi internazionali, né i nuovi materiali riciclati a mutare la situazione. Niente potranno anche i governi più saggi ed ispirati fino a quando continueremo a consumare ciò che non ci serve, ciò che butteremo, ma soprattutto ciò che non abbiamo.

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