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Altri animali albergano a Sant’Elia. Il nuovo murale di Ericailcane a Cagliari

Cagliari, 5 luglio 2022.  È un mattino di sole al Parco degli Anelli, sul litorale di Sant’Elia. Sono passate le 11 quando Ericailcane, alla guida di un automezzo con elevatore, superando la rotonda di via Schiavazzi, si ferma al civico 79.  Ericailcane (questo il suo pseudonimo)  è un giovane artista, muralista, incisore, street artist originario di Belluno. È venuto a Cagliari, su iniziativa della associazione culturale Asteras, per dipingere un grande murale in città.

La parete laterale della palazzina a tre piani è cieca, esposta a sud-est, verso il parco e il mare del Golfo degli Angeli, a ridosso del Lazzaretto. Qualche condòmino e noi della associazione Asteras lo attendiamo per cominciare i lavori, che dureranno quattro o cinque giorni. Dopo qualche manovra l’automezzo si posiziona per bene nel cortile della palazzina, a ridosso del muro, alto circa 15 metri.

Erica scende dal mezzo, guarda dal basso verso l’alto, poi valuta da più lontano. Sul fisico asciutto indossa un cappello a falde larghe per proteggersi dal sole. La mattina trascorre nei preliminari, ecco rulli e pennelli e i barattoli dei colori: blu indaco, giallo, bianco e nero. Nel pomeriggio il ronzio meccanico del braccio elevatore accompagna l’artista dentro il cestello che si solleva a diversi metri di altezza, fermandosi in alto a destra: velocemente l’artista traccia le linee del disegno sulla parete chiara, stende con il rullo ampie superfici di colore sempre più intenso, celeste azzurro blu, e via via con veloce lentezza va a definire con i pennelli i dettagli e i particolari.

Il giorno dopo, tra il mattino e il pomeriggio, sulla parete compare un gattone che imbraccia  una sorta di organetto aperto, in procinto di richiudersi stritolando nel suo mantice una fitta foresta di palazzi e palazzoni; a sinistra dalla terra spunta lo stelo esile ma resistente di una ortica fogliata…  Quando arriviamo con la macchina, due signore dei palazzi vicini ci manifestano meraviglia e stupore per l’iniziativa. Si informano, chiedono chi siamo, e ci incoraggiano a continuare: siamo contenti per il nostro quartiere, ci dicono, quando viene scelto per queste attività culturali.

Inizia la terza giornata, Erica è pronto da presto, una brezza di maestrale lo assiste, la parete è al sicuro sottovento. Prima di attivare l’elevatore, guardiamo tutti insieme dal giardino adiacente, mentre il fotografo sistema l’attrezzatura per le riprese tra gli arbusti e le palme: noi non gli domandiamo nulla e lui annuisce tra sé e l’aria tersa, intorno. Gli occhi, sotto il cappello, brillano. Ecco una macchina a due passi, scende sorridente l’amministratrice del condominio 79: chi è l’artista? chiede, guardando nel gruppo. Noi indichiamo il nostro eroe, seguono strette di mano, complimenti e ringraziamenti.

È tempo di riprendere. Il cestello col suo ronzio, sale. “Il Parco degli Anelli è sottoposto a vincolo ambientale,” spieghiamo alla nostra ospite. Il comune di Cagliari e la Soprintendenza hanno espresso parere favorevole: il soggetto e le cromie sono stati giudicati pertinenti”. Il tema è la tutela e la salvaguardia di questo ecosistema, ambientale e sociale. La cura del quartiere di Sant’Elia e dei suoi residenti dentro l’equilibrio naturale della costa cagliaritana. L’interpretazione e lo svolgimento sono libera espressione di chi esegue l’opera.

Il sole alle nostre spalle intanto sale, la mattina matura. Noi, acquattati nella scarsa ombra del giardino di fronte alla parete osserviamo l’artista che lavora: si definiscono gli occhi del gatto e i baffi e il manto acquista spessore coi tocchi incisivi di nero.  Siamo a ridosso della rotonda di via Schiavazzi, le macchine rallentano, le moto e le bici scivolano di qua e di là. “Ma che bello!, esclama una voce maschile. Chi è, chi siete, perché? Sono le domande di filato. Prima che abbiamo il tempo di rispondere, “ glielo chiedete se viene a dipingere una barca a casa mia? mi piacerebbe tanto!” Noi tre ridiamo, per la spontaneità della richiesta. E manifestando qualche perplessità, salutiamo l’avventore, mentre lui ha già inforcato il vespone e sparisce lungo la lingua d’asfalto.

In pausa dal lavoro Ericailcane viene giù per controllare dalla prospettiva del giardino. Nel frattempo un’altra macchina si ferma accanto al marciapiede, ne scendono due giovani ragazzi, entusiasti per il disegno, le forme, i colori, e cominciano a fargli domande sul “significato”. Avranno più o meno la sua stessa età o qualche anno in meno, ma sono della sua stessa generazione. Ci allontaniamo discreti, mentre Erica sembra esaudire la necessità di dare un contenuto realistico (solo uno?) al suo dipinto murale. I ragazzi soddisfatti vanno via.

La quarta giornata dell’8 luglio ci vede di nuovo assistenti silenziosi dentro il giardino. Dalle   finestre spalancate dei palazzi, voci di donne e bambini commentano e plaudono al murale, che è quasi concluso. Le parole fanno eco tra le case. L’elevatore stamane si sposta prevalentemente in basso a sinistra, dove l’artista traccia due topi intorno allo stelo d’ortica già definito: uno danza spargendo i semi della rinascita, della rigenerazione; l’altro pensa bene invece di sedersi sotto una foglia a leggere un giornale. È necessario informarsi prima di ricostruire il futuro. Sole e superfici: disegno dei contorni, stesure dei colori di riempimento, e poi i pennelli di precisione.

“arf arf… arf arf arff!!” Nonostante stiamo seduti per terra sotto una palma nana, ci giriamo senza vedere nessuno. In realtà all’altezza del nostro naso, ci sono le gambe di un giovanotto, fermo alle nostre spalle.  Vediamo jeans e t-shirt, risalendo con lo sguardo. Siamo ai suoi piedi. Ma più vicino, c’è lui. Che abbaia. Piccolo, liscio, grigio, dagli occhi come due bottoni, le orecchie ritte a triangolo. “Zitto Zeus,” ordina il giovane. Il cane minuscolo, piccolissimo, all’altezza delle caviglie del padrone, tace. Anzi  borbotta. “Buongiorno,” tento io, sollevando la testa. “Le piace il murale?”  “Moltissimo,” risponde il giovane. “Veramente un lavoro interessante”.

Zeus mi guarda, vorrebbe esprimere con un altro “Arf!” il suo consenso. Allora porto l’indice al naso, e gli faccio cenno di tacere. E lui, impettito dentro il suo gilet estivo (deve avere la pelle sensibile alla luce), mi punta addosso gli occhi a spillo, neri e senza palpebre. Silenzio.

“Bravo Ericailcane,” sussurro. “Adesso hai anche l’approvazione di Zeus!”

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1 commento

  1. Zeus, il re di tutti gli dei, comunemente guarda gli uomini dall’alto in basso…in questo caso Zeus, il cagnolino che accompagna il ragazzo incuriosito dal murale, osserva dal basso il gigantesco gattone blu, suo tradizionale nemico, esprimendo con il suo arf arf la propria approvazione. Già Elisabetta Borghi, nella prefazione di “Muri di Sardegna” per conto di Asteras (presentato a Elmas da Equilibri l’11 settembre 2021), la stessa associazione che ha preso l’iniziativa per realizzare il murale di Sant’Elia, aveva sottolineato il rapporto tra cielo e terra: guardiamo in alto e la luce dei murales si riverbera sulla terra e risale e ci aiuta ad andare oltre il visibile. Così è nel bellissimo murale di Ericailcane: nei quattro giorni di realizzazione molti partecipano, dal basso, alla creazione artistica, ed esprimono giudizi e sentimenti. L’arte urbana, che è parte dell’arte e del linguaggio visivo, diventa “un potente mezzo di comunicazione, in grado di trasformare luoghi e persone”: è quanto si legge nella presentazione di “Cagliari Urbanfest”, l’importante manifestazione culturale che si è tenuta a Cagliari da Giugno a Ottobre 2022, e curata da Asteras. In tal modo i luoghi acquistano nuova dignità e consapevolezza di sé.

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