27 Settembre 2022
No menu items!
HomePrimo PianoRileggendo Gramsci

Rileggendo Gramsci

In questi giorni di guerra e di violenze ho sentito il bisogno, frastornato dalle notizie e dai commenti, di andare ancora alle pagine dei “Quaderni del carcere” di Antonio Gramsci. Dense  e preziose considerazioni si trovano su “Appunti di filosofia”, dove Gramsci si pone la domanda prima e principale della filosofia:

“che cosa è l’uomo”?

Trovare la risposta nell’uomo stesso? Si chiede Gramsci. Ma prosegue “ in ogni singolo uomo si può trovare che cosa è ogni singolo uomo, che poi significa che cosa è ogni singolo uomo in ogni singolo momento”. Non se ne viene a capo. Ciò che interessa è: “che cosa l’uomo può diventare, come può farsi, come può crearsi una vita”. Dunque, “l’uomo è un processo e precisamente è il processo dei suoi atti”. Da qui l’identità individuale e collettiva sempre in divenire.

Sulla violenza, sul male.

Gramsci osserva che il cattolicesimo (questa religione) pone la causa del male nell’uomo stesso; concepisce l’uomo come individuo ben definito e limitato nella sua individualità e lo spirito come tale individualità.

“Occorre concepire invece l’uomo come una serie di rapporti attivi (un processo) in cui se l’individuo ha la sua massima importanza, non è però il solo elemento da considerare”. Prende in considerazione tre elementi: 1) l’individuo; 2) gli altri uomini; 3) la natura. Il rapporto con  gli altri uomini è visto in modo organico, attivo entro organismi dai più semplici ai più complessi. Anche il rapporto con la natura ha carattere attivo e si esplica tramite il lavoro e la tecnica. Questi rapporti sono attivi e coscienti.

Ognuno cambia sé stesso, si modifica, nella misura in cui cambia e modifica tutto il complesso dei rapporti. Ecco, Gramsci ci sta parlando dell’agire politico e della sua primaria importanza. Un percorso: dalla filosofia alla politica; dalla cultura alla politica.

La guerra.

Quanto detto sopra porta a rimettere con i piedi per terra le questioni attinenti l’uomo in rapporto alla guerra, alla violenza. Se vogliamo considerare la supremazia maschile occorre dire che essa non è  un fatto di natura.

Freud fece una scoperta molto importante: la situazione edipica, “il complesso di Edipo”, ma scambiò la causa con l’effetto. La causa della guerra non è il complesso di Edipo, ma è la guerra la causa del complesso di Edipo. Altrimenti non ci sarebbe speranza: l’anatomia determinerebbe  il nostro destino. Tutto colpa del testosterone!

È la pratica della guerra a determinare l’aggressività e non viceversa. E la guerra, in ultima istanza, al fondo, ha cause economico-sociali: l’accaparramento di risorse energetiche, la ricerca e l’espandersi dei mercati, il controllo strategico di aree geografiche e delle vie del traffico; pressioni demografico-ecologiche.

Al di là di malsane pulsioni psichiche e di ideologie come il nazionalismo sovrastruttura moltiplicatrice di aggressione e violenza.

Credo anche che abbia, stando così le cose, a che fare con l’inevitabilità della guerra quanto scrive David Harvey in “La guerra perpetua”. Ecco un passo:

“Logica espansionistica di un sistema capitalistico in cui dominano l’accumulazione senza fine di capitale e l’incessante ricerca del profitto […] Il capitalismo cerca perpetuamente di creare un panorama geografico che faciliti le sue attività in un dato momento solo per distruggerlo e trovarvi poi a dover costruire un panorama del tutto diverso in un momento successivo per soddisfare la perpetua sete di accumulazione di capitale. Questa è la storia della distruzione creativa iscritta nel panorama dell’attuale geografia storica dell’accumulazione di capitale”.

Credo che sia proprio così. E l’”Occidente”(euro-atlantico) però non si assolva, mentre nello specifico, giustamente, condanna  questa guerra di aggressione russa all’Ucraina. Guerra in corso con tutto l’orrore che vieppiù  ne consegue.

Articoli correlati

Rispondi

Please enter your comment!
Scrivi il tuo nome e cognome

TAG

I più letti