5 Agosto 2021
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Cambiamenti climatici: un commento alla recensione di “Un’ora e mezzo per salvare il mondo”

Sollecitato dalla chiara  e puntuale recensione di Anna Musinu e Mariano Casu a commento del libro “Un’ora e mezzo per cambiare il mondo” di Mario Tozzi, geologo, e di Lorenzo Baglioni, ho riaperto un “vecchio” libro di Enzo Tiezzi, uno dei padri nobili, assieme a Laura Conti, dell’ambientalismo italiano. Il libro aveva un titolo emblematico “Tempi storici e tempi biologici”, e un sottotitolo  “La terra o la morte: i problemi della nuova ecologia”, venne pubblicato nel 1984 (Ed. Garzanti), e ripubblicato da Donzelli nel 2001, con una nuova introduzione dell’autore alla luce delle problematiche ambientali sempre più gravi di inizio secolo.

Il libro non è affatto “vecchio”, ma di estrema ed urgente attualità.

Tempi storici e tempi biologici

Tiezzi, chimico fisico docente universitario di chiara fama (ha insegnato per quattro anni anche a Cagliari), ragiona sul concetto di Tempo: i tempi dell’evoluzione  naturale, i tempi biologici,  sono assai più lenti di quelli della tecnologia in senso lato e il gap tra loro tende ad aumentare, senza che ci sia un “adeguamento culturale” altrettanto rapido. Dunque “le scale biologiche e storiche si sono invertite, seguono ormai tempi e ritmi diversi” (pag.62/63).

L’apprendista stregone

Tiezzi usa la metafora  dell’apprendista stregone (da una ballata di Goethe): in sostanza l’apprendista stregone è colui che usa metodi e  strumenti che a lungo andare non riesce più a governare, cosicché i danni si fanno irreversibili per tutti. Anche Marx aveva evocato l’apprendista stregone, riferendosi alla borghesia (vedi “Il manifesto del partito comunista”, 1848), che ha creato un sistema di produzione tale che non può che provocare episodiche crisi economiche a danno dei lavoratori e della società in generale.

Tiezzi sostiene che sia “il pensiero marxista che il pensiero liberale, nelle loro diverse prospettive di progresso tecnologico, non fanno i conti con la complessità degli equilibri biologici e con la limitatezza naturale e inevitabile delle risorse”.

Enzo Tiezzi che assieme a Laura Conti, è stato uomo di sinistra, entrambi parlamentari nelle file del PCI, si rende conto che la Sinistra ha un deficit di conoscenza della biologia, e delle leggi dell’entropia, che si basano sul fatto scientificamente acclarato (II° principio della Termodinamica) che tutte le attività umane, anche quelle ordinate e organizzate, provocano disordine, inquinamento, e “decadenza ambientale”.

Per una economia sostenibile

Che fare? Si devono mettere in campo due concetti: il concetto di limite e di rinnovabilità  (facendo ricorso al sole, alle risorse idriche, biomasse ecc…), e orientare il nostro stile di vita in quella direzione, come sostengono Anna e Mariano nell’ultima parte del loro articolo.

Certo pensare ad un ritorno al medioevo è impensabile.

Lo sviluppo, il miglioramento delle proprie condizioni materiali a livello planetario, la giustizia sociale, presuppongono un superamento del neoliberismo e del capitalismo, e non a caso Tiezzi intitola il terzo capitolo del suo libro “Dalla coscienza di classe alla coscienza di specie: la sinistra ha bisogno di biologia”.

Tonino Sitzia

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