19 Giugno 2021
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Moni Ovadia al Festival della Filosofia di Cagliari

Il Festival della Filosofia, che si è tenuto a Cagliari dal 15 al 17 maggio, aveva come tema “L’infinito fratricidio, capire il male: storia, memoria, catarsi” . Il tema generale dell’edizione 2015 aveva come specchio teatrale “Incendi” di Wajdi Mouawad drammaturgo, regista, attore, in fuga dalla guerra civile libanese, esiliato a Parigi nel 1968 e poi in Canada, che trova nel teatro la sua dolorosa catarsi. L’uso critico della memoria e la conoscenza della storia, un’informazione non edulcorata per un’opinione pubblica che, dopo la caduta delle ideologie e il trionfo del pensiero unico liberista, pare intorpidita nell’indifferenza, costituiscono una prima catarsi per capire le guerre, tutte le guerre e in particolare quelle “fratricidi” che hanno segnato l’umanità fin dalle origini. Il festival è stato declinato nei diversi dialoghi tra i protagonisti, filosofi, letterati, storici, giornalisti. In continuità con un recente dibattito a Elmas sulla questione palestinese (presentazione del libro di Marco Sini “Pace, Shalom, Salam. Israele e Palestina, diario di viaggio e altre annotazioni”) abbiamo scelto come dialogo da proporre ai lettori del sito di “Equilibri” quello tra Luca Foschi, giornalista sardo, corrispondente di guerra nelle zone calde del medi oriente, e Moni Ovadia, avente come titolo “L’Europa, i conflitti, i migranti”. Moni Ovadia, bollato spregiativamente dagli israeliani vicini al governo Netanyahu come ebreo antisemita, non ha fatto sconti: ha denunciato con forza le responsabilità degli USA in medioriente, l’impotenza del Diritto internazionale asservito alla logica delle grandi potenze, l’irresponsabile politica dell’attuale governo israeliano nei confronti del popolo palestinese e dei suoi diritti, l’ignavia della sinistra israeliana ed europea, l’uso strumentale della Shoah per coprire la falsa coscienza degli europei e degli stessi israeliani. Grazie alle sollecitazioni e riflessioni di Luca Foschi il dialogo si è allargato a temi più generali, quali i pericoli dell’informazione e il nichilismo che si nasconde in Internet, o più drammaticamente attuali, come la tragedia dei migranti nel mondo e nel Mediterraneo, fino alle responsabilità delle nazioni nel fare i conti con la propria storia. Insomma: un dialogo come esempio di passione e impegno civile, oggi più che mai necessari.

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