5 Agosto 2021
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Cristian Bonomi

Ancora adesso che ho trent’anni, la poesia mi sembra il tragitto più breve tra io e me. Scopro così quanto devo ad autori, amici, antenati che convergono in me con forza di affluenti. Come il pane del miracolo, solo il sentire che divido si moltiplica.

[one_third last=”no”]
Usura

Passi di cervo aveva il pensarti
e sete di cascata;
amai ad usura se dare fu chiedere.

Vissero un alito i nomi sul vetro.
Stanchi ciascuno
di non essere l’altro,
pane spezziamo che non si moltiplica.
Scorda, moneta, le nostre facce
se essere ruba chi siamo.

Asciugata la tempesta,
gocciola ancora il tuo nome dai remi.

Donarsi supera con passo asciutto
la deriva dei perché:
libertà sono i lacci dell’amare
cui inchinarmi mi rialza più uomo.

Io solo sono solo io.

[/one_third]

[one_third last=”no”]Vento e candela

«Avesse ancore il mio dove
mi diresti accanto un’ombra
tu che tremi in cima al buio.

Povero di te questa
povertà io custodisco.

Il mondo è la conchiglia che suono
per pascolare nuvole e foglie
a te, cui sciolgo il vetro dei mari
finché mia ti consumino queste carezze.

Così mi fuggirai
mia rosa in fiamme
e io sarò le tue ali».

[/one_third]

[one_third last=”yes”]Io prima di me

Sono polvere di avi
nella clessidra e prua in fiamme
di nave che affonda.
Rami secchi mi sembrano radici
sinché il cuore non smetta di scalciare.

Non capisco che la cenere:
morire sarà addormentarmi all’alba?
L’enigma che lucido mi specchierà sfinge.

Al silenzio
strappino i morti
la costola della parola:
«Rivivrà ogni creatura il cui senza ci ferisca.
O non sarà esistita».

[/one_third]

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