2 Dicembre 2021
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Giocando a carte col destino

Mi chiedo spesso se c’è qualcosa o qualcuno che controlla la nostra vita o se invece essa non sia la somma delle scelte che compiamo ogni giorno. Siamo parte di un disegno già definito,  oppure la nostra vita è un quaderno bianco su cui, giorno dopo giorno, con le nostre scelte ne scriviamo le pagine? E se così fosse, chi ci guida a compiere una scelta piuttosto che un’altra? Chi può dire con certezza che ciascuno di noi è artefice del proprio destino o che invece la vita di ciascuno sia in mano al fato, al caso o alle circostanze che ci si presentano davanti?

Coloro che propenderanno per la prima tesi penseranno di poter controllare tutti gli eventi della propria vita, mentre quelli che sceglieranno la seconda tesi, crederanno che è la sorte o la sfortuna a determinare la loro esistenza.

Ogni volta che mi capita di riflettere su questo argomento, mi ritorna in mente una storia che ho sentito raccontare decine di volte quand’ero bambina. Non ho mai capito se la storia fosse vera o inventata di sana pianta da Zaira, la donna che aiutava mia nonna nelle faccende domestiche.

Zaira raccontava che un tale Giuseppe Foddis, che lei giurava di avere conosciuto, era ossessionato da quello che il destino aveva in serbo per lui e per questa ragione aveva preso l’abitudine a frequentare una certa Vincenza, una cartomante che esercitava a qualche decina di chilometri dal paese nel quale lui viveva.

Una volta al mese, puntuale come un orologio, Giuseppe Foddis partiva alla volta della casa di Vincenza per farsi fare i tarocchi.

Non era per l’amore, per la salute o per i soldi che Giuseppe cercava l’aiuto delle carte, ma per conoscere in che modo la “Nera Signora” avrebbe usato su di lui la sua falce.

A Vincenza non piaceva leggere le carte della malasorte, lei preferiva dare dei responsi positivi, infondere speranza nel cliente che aveva davanti, ma Giuseppe era un osso duro. S’incaponiva a voler conoscere quale sarebbe stato il modo in cui si sarebbe concluso il suo passaggio su questa terra. Vincenza si prodigava nel cercare di suscitare l’interesse di Giuseppe sul denaro o sull’amore ma quello era insistente e la tormentava. Così una sera Vincenza, esasperata, dopo aver osservato attentamente le carte, gli rivelò che sarebbe morto a causa di un cavallo.

Dopo questa rivelazione Giuseppe Foddis smise di frequentare la cartomante e cominciò a riflettere accuratamente sul da farsi.

Intanto la sua casa si trovava in pieno centro e nessuno dei suoi vicini possedeva un cavallo. Ripensò agli itinerari che percorreva abitualmente e non trovò nessun particolare preoccupante. Quando ogni settimana scendeva al mare, la strada affiancava dei tratti di campagna i cui terreni erano interamente coltivati e mai aveva notato del bestiame.

Improvvisamente una lampadina si accese nella sua mente: le pescate con Lello!

Eh, sì, perché quando guidava il suo compagno di pesca Lello Frau, questo aveva l’abitudine di costeggiare la tenuta dei Mainas e là sì che c’erano i cavalli. Antonio Mainas ci aveva fatto anche una specie di maneggio…

Quel tragitto andava cancellato, pensò soddisfatto Giuseppe Foddis.

Adesso che ci rifletteva, c’era anche da modificare il percorso che ogni mattina faceva per andare all’edicola. E se gli fosse successo qualcosa mentre passava davanti alla macelleria equina di Checco Pitzianti? E pazienza se Checco si sarebbe insospettito non vedendolo passare più  davanti alla sua vetrina, avrebbe trovato una buona giustificazione!

Quando si decise a raccontare ogni cosa al suo amico Lello Frau, questo si sbellicò dalle risate e gli fece presente che il santo patrono era stato appena festeggiato in pompa magna ma che a distanza di poco meno di un anno,  sotto le finestre della sua casa ci sarebbe stata la sfilata dei cavalli che precedevano la portantina del santo e,  nel pomeriggio, la corsa sfrenata dei cavalieri della Confraternita e la giostra delle pariglie.

Giuseppe Foddis per poco non svenne. Di parlare col Sindaco per fare spostare il percorso della processione neanche se ne parlava.

I due si mandavano vicendevolmente a quel paese ogni volta che s’incrociavano. Quella notte Giuseppe non dormì. La mattina dopo di buon’ora era già davanti all’agenzia immobiliare delle sorelle Desogus per mettere in vendita la sua casa. Ne avrebbe comprata un’altra in un quartiere più periferico dove non c’erano santi, cavalli, cavalieri e processioni. Così Giuseppe si tenne alla larga da tutto quello che aveva che fare con i cavalli. Ma la sua ossessione divenne di pubblico dominio. I ragazzini si divertivano alle sue spalle e quando lo vedevano arrivare gli gridavano: “Attento Giusè, che sta passando la farmacista con la due cavalli cabriolet!” E giù risate a non finire.

Comunque, dalla sera in cui Vincenza gli fece la rivelazione, Giuseppe, a parte le malelingue e i ragazzini che avrebbe preso volentieri a pedate,   si sentiva sicuro nel suo nuovo quartiere e nella sua nuova casa. Una mattina fu convocato presso l’Ufficio Tributi del Comune per imposte non pagate. Giuseppe era agitatissimo. A lui, che era stato sempre pignolo e attento mandavano una cartella esattoriale!   La segretaria lo fece accomodare nella stanza del dirigente. Giuseppe si sedette su un divanetto addossato alla parete e mentre si rigirava tra le mani sudate la cartella esattoriale, si sentì un gran rumore come di qualcosa che si schiantava sul pavimento. La segretaria non credette ai suoi occhi. La riproduzione del famoso quadro di Napoleone a cavallo con la cornice di legno massiccio si era abbattuta sulla testa del povero Giuseppe Foddis uccidendolo all’istante. Il triste destino dell’uomo, così raccontava Zaira, destino che già una volta si era incrociato con quello di Vincenza, s’incrociò con la cartomante una seconda volta. Dopo la morte di Giuseppe, infatti, la fama di Vincenza crebbe a dismisura e lei finalmente poté abbandonare la catapecchia nella quale aveva vissuto fino a quel momento e riuscì a comprarsi una vera casa.

(Il racconto è risultato finalista al  6° Premio Giacomo Zanella, Vicenza  e pubblicato nell’antologia di racconti “Scelta o destino” Coop.Tipografica degli Operai, Vicenza)

 

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