25 Aprile 2024
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Naufraghi

Naufraghi

Su questa nostra sponda mediterranea
C’è un mare dello svago,
Il mare delle nostre estati liete
Vaghe e spensierate.
A sud dove sentiamo l’Africa,
Là oltre il mare c’è altra sponda
- da lì s’imbarcano genti
E qui spesso accade che si riversino
Naufraghi e corpi morti annegati.
Non possiamo più ora fissando
La distesa d’acque fino all’orizzonte,
A sud dove c’è l’Africa,
Che per vie ancestrali pulsa
Dentro di noi, non possiamo
Più rimuovere quella sponda,
Non possiamo più non pensare
Ai fuggiaschi che lì s’accalcano.
Bambini attoniti dagli occhi sgranati
Di sconcertante mestizia
- sono l’emblema di un’infinita
Ingiustizia planetaria.
Donne e uomini che portano
Sulla pelle e negli sguardi
Una fatica estrema, l’angoscia,
L’umiliazione, lo strazio
Dei corpi feriti di vecchie
E recenti torture, il lutto
Di cari caduti lungo i deserti,
O ghermiti sul mare dall’onda.
Cadaverini gonfi,
Fra le reliquie sparse d’un naufragio,
Smossi sulla ghiaia della battigia.
Sponda dello stesso mare che ci accomuna
- amaro e ameno bello e spaventevole.
Che cosa è il mare
Che distanzia il dire dal fare?
Se è quello che comunica,
Quello degli scambi, del cammino
Verso l’incontro, allora il dire
S’avvicina al fare ed è cosa buona.
Oppure il mare frapposto
È pelago ostile e sconfinato
- il dire e il fare saranno
Allora falsi e nefasti
E il mare quello chiuso del rifiuto.
Necessario è dunque un mare del sentire,
Un mare dell’ascolto, attento.
Un sentire ardente con tutto il corpo
Oltre le voci e i suoni che ci recano
Le cronache delle tragedie.
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2 Commenti

  1. Poesia molto bella. La parola poetica di Gabriele alterna lirica e invettiva a fronte delle immani tragedie che si ripetono in questo mare che forse da troppo tempo è stato recintato come “Nostrum”. Il mare non appartiene, ha una su legge di natura: è scambio, conoscenza, avventura, sogni, e poi approdo, incontro, confronto, accoglienza, possibilità.

  2. Bellissima e struggente poesia tristemente attuale.
    Uomini, donne e bambini disperati e in fuga da guerre, fame e paura, cercano speranza nel mare nostrum.
    “Pelago ostile e sconfinato…e il mare quello chiuso del rifiuto” diventa il loro cimitero.

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