16 Maggio 2021
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Uomini ex (Lo strano destino di un gruppo di comunisti italiani) – Recensione a cura di Marina Cozzolino

Il libro Uomini Ex (Lo strano destino di un gruppo di comunisti italiani) di Giuseppe Fiori, Giulio Einaudi editore, 1993, pur non essendo una novità letteraria, ricco di interesse e di curiosità, offre molti spunti di riflessione.

La storia è quella di 466 partigiani comunisti italiani (la maggior parte del Triangolo rosso emiliano più alcuni della Volante rossa milanese) che, alla fine degli anni ’40, scelsero di sfuggire ai processi in corso, molti dei quali legati alle vicende delle lotte partigiane dell’immediato dopoguerra, rifugiandosi in Cecoslovacchia, considerata nazione “amica”. I loro percorsi umani ci vengono da Fiori restituiti sotto forma di romanzo, facendoci così partecipi delle loro esperienze personali e lavorative dalla fine degli anni ’40 al 1968, anno dell’invasione russa della Cecoslovacchia. Molti di questi ex partigiani comunisti espatriati lavoravano a radio “Oggi in Italia”, un’emittente radiofonica nata a Praga nel 1950 che trasmetteva in lingua italiana notizie di attualità riguardanti l’Italia, con un’impostazione antigovernativa; fu contrastata dai governi democristiani perché considerata lesiva degli interessi del Paese e perciò illegale. “Oggi in Italia” fu il primo organo d’informazione a dare notizia, nel 1956, dei fatti di Ungheria ponendosi come una sorta di antagonista al monopolio informativo della RAI. Per ironia della sorte, cessò le trasmissioni dopo l’invasione di Praga nel 1968, per volere dell’Unione Sovietica, per aver appoggiato le posizioni di Dubcek.

Uomini exLa vicenda dei 466 “uomini ex” è una storia poco conosciuta forse perché non è mai stato semplice parlare del periodo immediatamente susseguente al 25 aprile 1945 quando questi uomini, dopo la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, si rifiutarono di seguire le regole di chi voleva far vivere al nostro Paese un clima di restaurazione: “ l’Italia proprio capovolta. Uscivano di galera, amnistiati, anche i grandi criminali, i Graziani, i Borghese, e dovevano entrarci, per azioni di guerra, fatte credere delitti comuni, i partigiani. La loro giustizia.”(1). Se il 25 aprile aveva segnato la fine della guerra e la vittoria della Resistenza, molte erano ancora le possibilità che ci potesse essere un colpo di coda da parte dei fascisti. Per questo motivo, la richiesta del disarmo immediato e totale dei partigiani era molto difficile da accettare. Dopo il 25 aprile, la guerra non era finita; la consegna delle armi per un combattente è segno di sconfitta e fu su questo argomento che si ebbe una sorta di corto circuito tra il PCI e i giovani partigiani del Nord. Il 1948 è un anno cruciale nella storia italiana: con le elezioni che videro la vittoria della Democrazia Cristiana e l’attentato a Togliatti, l’Italia rischiò una nuova guerra civile. Il PCI, pur disconoscendo pubblicamente gli autori delle azioni armate, organizzò la fuga di questi giovani uomini verso la Cecoslovacchia.

Al di là del giudizio storico e di quello personale che ogni lettore potrà dare della vicenda, il libro lascia in chi legge una grande malinconia. Giuseppe Fiori vuole, con questo suo lavoro, rendere omaggio e onore ad un gruppo di uomini diventati partigiani, molti dei quali non ancora ventenni, e portare alla nostra conoscenza vite dimenticate dai partiti e dalla storia. L’autore, con viaggi ripetuti in Cecoslovacchia, li riporta in vita, dà loro un volto, ci fa partecipi della loro quotidianità, dei rapporti familiari, dei rapporti col partito, del loro lavoro alla radio, facendo sì che non siano più dei fantasmi. Con questo romanzo li restituisce alla memoria collettiva. Un nome per tutti: Giulio Paggio, il mitico capo della Volante rossa, diventato partigiano a diciotto anni, dopo aver trascorso tutta la sua vita in esilio in Cecoslovacchia, verrà graziato dal Presidente Pertini e morirà nel 2008 nella Praga post-comunista.

Leggendo il libro non si può fare a meno di chiedersi: Ha senso sacrificare tutta la propria vita per rimanere fedeli ad un ideale, pagando un costo altissimo in un paese straniero? Ognuno di noi potrà dare la sua risposta, gli uomini ex hanno dato la loro.

“…sognavamo che il socialismo avrebbe addirittura creato “l’uomo nuovo”, e guarda un po’me. Mi ritrovo ad essere soltanto l’uomo ex. Ex tutto. Cacciato dal Partito comunista ceco quale “ revisionista opportunista di destra”. Dunque ex tesserato comunista. Cacciato dall’Associazione dei giornalisti. Ex giornalista. Anche l’associazione dei cacciatori mi ha messo alla porta (del resto un mio amico del ministero degli Esteri è stato espulso per opportunismo di destra dall’Associazione filatelici). Insomma, quanto a fortuna, potrei vestire i panni dell’Amleto di Petrolini: “Se qualche volta in festa io ballo/la mia compagna mi pesta un callo./Monto in vettura/muore il cavallo./Se vado a Messina/ci viene il terremoto”. Sono persino un ex marito. E sento prossimo il giorno che anche il cuore affaticato mi dirà: ”Ma vaffanculo, Aristide Baraldi. Hai abusato di me. Sciopero generale. Arterie, ventricoli, coronarie, alt, basta!”. Ex Aristide Baraldi. Ex in eterno. Sino a quando verrà un nuovo Einstein a svelarci che financo l’eternità è molto relativa… The end. Giù il sipario, compagno Baraldi. Ex totale…” (2)

Marina Cozzolino

(1)   Uomini ex, pag. 7

(2)   Uomini ex, pag.186

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