20 Ottobre 2021
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HAIKU

Antonio Sitzia li chiama esperimenti i suoi haiku qualche giorno fa pubblicati nel sito di Equilibri.
E’ un fatto, comunque, che la rubrica Poesia vede così arricchirsi di un nuovo autore e di nuovi haiku.
Per i frequentatori di Equilibri che frugano dentro le nostre rubriche penso siano necessarie alcune considerazioni attorno a questa particolarissima poesia.
Possiamo noi non giapponesi, occidentali, scrivere haiku che è poesia unica e tipica del Giappone?
Possiamo senza conoscerne la lingua e lontani da quella cultura?
I giapponesi scrivendo haiku usano insieme sia i loro caratteri (già così diversi dai nostri) che gli antichi ideogrammi cinesi.
E si tratta di scrittura verticale che procede da destra a sinistra.
Per quanto riguarda il riferimento a stagione dell’anno (il kigo), sempre presente nella tradizione, è preferibile che ci sia, anche se qualche poeta moderno giapponese ne fa a meno. E si scrivono bellissimi haiku senza kigo.
Comunque alle due domande credo si possa rispondere che in Europa e in America si scrivono dei buoni haiku non disprezzati anche in Giappone.
E comincia ad esserci anche in ‘occidente’ una tradizione.
A proposito riporto qui di seguito il giudizio complessivo di Momoko Kuroda sugli haiku selezionati al premio nazionale del 2013. Premio che si svolge ogni anno presso L’Istituto di cultura giapponese a Roma.
“Quest’anno abbiamo un insieme di opere molto poetiche, ognuna in uno stile personale, ed è ammirevole che si sappia esprimere in forma di haiku una così vasta gamma di impressioni.
Per fare bene l’haiku la cosa più importante è sempre provare meraviglia e commuoversi, tenendo presente che l’haiku nasce dalla curiosità: fare haiku è osservare bene tutte le cose che accadono nel mondo e anche quelle che accadono nell’ambito della nostra interiorità, poi bisogna fissare tutto in 17 sillabe: un allenamento che aiuta a mantenere giovane la mente e il cuore, a stimolare la vitalità interiore, e di conseguenza allunga la vita. Quanto all’uso del kigo, è vero che nei poeti italiani è spesso diverso da quello giapponese tradizionale, però è sempre presente, e usato con grande intensità.
Quello che ammiro di più in questi haijin è come ciascuno abbia saputo coltivare con tanta intensità e tanta profondità l’interiorità e la forma di questo stile poetico, da far pensare che stia nascendo una tradizione consapevole dell’haiku italiano”.
Che cosa è l’haiku? In sintesi:
Forma di poesia breve tipica del Giappone. Nell’imitazione occidentale consiste di 17 sillabe distribuite in tre versi: cinque nel primo, sette nel secondo, ancora cinque nel terzo. Non è richiesta la rima.
E’ assente nell’haiku ogni richiamo simbolico (dice quello che dice); non c’è metafora nell’haiku; il soffio che lo anima è quello stesso della natura nel volgere delle stagioni; poesia che rifiuta di mettere l’uomo al centro, per spostarlo al lato, tra le cose e gli altri esseri animati. Non è un frammento lirico.
Quasi sempre contiene un riferimento esplicito o sott’inteso a stagione dell’anno che i poeti giapponesi chiamano ‘kigo’.

Mi sembra utile riportare qui di seguito brevi osservazioni articolate in
le parole dell’haiku:

KIREJ: “Particella che taglia”. Esclamazione di stacco. Ya, ro o kana sono
particelle senza un significato preciso, utilizzate nei componimenti poetici, e in
particolare nello haiku, per enfatizzare un elemento o separarlo dagli altri.
Kana, specificamente, ha la funzione di esclamazione conclusiva che crea un’atmosfera.
Parole, dunque, di poche sillabe a segnare uno ‘stacco’, con funzione di interpunzione e aspetto fonico; non si trova in italiano nulla di corrispondente;
può essere reso con un trattino (-).
In un haiku ben riuscito, l’uso di queste particelle contribuisce a dare la sensazione di un’improvvisa apertura di spazio e di luce, rese da l’ultimo verso non in conseguenza logica rispetto ai primi due.
SABI -Silenzio, solitudine, grande quiete, pace, calma.
-Sentimento del distacco, del ‘non possesso’.
-Senso di contemplazione.
L’haijin che contempla tende a fondersi con la cosa contemplata.
WABI -Il risveglio dell’attenzione; l’inatteso.
Momento che irrompe nella nostra coscienza all’improvviso. Un piccolo evento
nella vita di tutti i giorni, inaspettato, che desta la nostra attenzione e si fa
grande, luminoso.
AWARE -Il sentimento della caducità delle cose.
-L’inutile affannarsi data la transitorietà delle cose, ma anche una certa nostalgia per ciò che è stato.
-Non è sentimento di sconforto per una perdita irrimediabile, invece matura
consapevolezza di appartenere semplicemente alla natura nel suo perenne
mutare.
YUGEN -Yu (vago, flebile, indistinto, nebbioso) e gen ( occulto, misterioso, oscuro). Il mistero, l’inafferrabile che avvolge le cose (o emana da esse). Ciò che della realtà rimarrà non colto, nascosto, inafferrabile. Dobbiamo esercitarci a guardare le piccole cose quotidiane, captarne il mistero che pure rimane tale.
HOSOMI -La delicatezza dei sentimenti.
-Una visione fine, sottile…
KARUMI -La leggerezza, l’innocenza.
SABISHISA -La tristezza sublimata nello stato d’animo della malinconia.
SHIORI -Gli umori, l’umus della terra; l’ombra, le ombre che anche evocano
il ‘luogo altrove’ dei defunti.
KIGO -Richiama la stagione in cui è ambientato un haiku
e può essere una pianta, che fiorisce o sfoglia, un fiore, un’erba, un animale,una festività, ecc.
In testa o a pie’ dell’haiku spesso viene specificato il kigo, che non è semplicemente o banalmente il nome stesso della stagione (primavera, autunno, ecc.), anzi ciò raramente: in Giappone vi sono vere e proprie antologie di kigo.
FUGA -In giapponese è l’allineamento degli ideogrammi di “vento” e di “raffinatezza”. Designa sia l’eleganza, sia la poesia. Basho lo usa come sinonimo di haiku.

Bibliografia

Arena V. (a cura di), 1995: Haiku, Milano, BUR.
Barthes R., 1987: L’impero dei segni, Torino, Einaudi.
Cignetti C., 1990: In forma di haiku, Roma, Empirìa.
Danieli S. (a cura di), 1978: Haiku -Poesia breve, Imola, Editrice Galeati.
Iarocci I. (a cura di), 1982: Cento haiku,Milano, Longanesi & C.
Kuroda M, 1995: Un albero un’erba -Cento haiku, Roma, Empirìa.
Starace I. (a cura di), 2005: Il grande libro degli haiku, Roma, Castelvecchi.
Uchida S., 1993: Haiku, Roma, Empirìa.
Von Bodmershof I. 1980: Haiku, Milano, Scheiwiller.
Basho. 2001: Elogio della quiete, Milano, SE.
Basho. 1992: Il romitaggio della dimora illusoria, Milano, SE.
Basho. 2000: Piccolo manoscritto nella bisaccia, Milano, SE.

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