13 Maggio 2021
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Soggetti, trattamenti e sceneggiature cinematografiche e televisive di G. Dessì

Giuseppe Dessì è uno dei più importanti scrittori italiani del ‘900. La sua complessità è data dalla sua sardità. Al pari di Gramsci e Lussu, di Nivola o Salvatore Satta non ha mai assecondato una certa idea manieristica di Sardegna fissa e folclorica, per presentarne invece le diverse sfaccettature, date soprattutto dalla particolare dimensione del tempo che in essa si respira, e che interagisce con il sentire individuale.

Dessì lo spiega in questo modo: “talvolta in Sardegna si ha la sensazione di rivivere nella preistoria, nonostante le bonifiche, i “piani”, i villages magiques e l’industria connessa… la tentazione di sfuggire al tempo storico europeo qui è continua. Qui è più facile abbandonarsi alla durata nella quale il tempo storico si scioglie come il sale, per poi di nuovo depositarsi e rapprendersi, e di nuovo sciogliersi (in Un pezzo di luna, Banco di Sardegna, 1987, pag 28,29).

A conoscenza della letteratura più moderna (Flaubert, Mann, Joyce, Svevo, Pirandello, Proust, Musil) e nutrito di profonde letture filosofiche, ne “La scelta” (in La Biblioteca dell’Identità, L’Unione sarda, 2003, pag.127,128) egli racconta di essere stato un pessimo scolaro ma un lettore onnivoro, e di aver, appena sedicenne, scovato e letto in un vecchio armadio di un prozio avvocato e in odore di giacobinismo, le opere di Darwin, Compte, Spencer , Descartes, e soprattutto, quelle che più lo sconvolsero, Leibniz e Spinoza.

Del suo maestro Spinoza, Dessì prende l’idea che “La Natura è una realtà in movimento: tutte le cose si trasformano secondo il principio di causa ed effetto, che le regola come legge necessaria. Gli uomini sono parte degli infiniti “modi” di manifestarsi della Natura, sono essi stessi Natura e, quindi, sottoposti alle leggi del cambiamento: i corpi si trasformano e parallelamente si trasformano le idee della mente.” ”(Spinoza, Etica, parte terza, def.3 )

Dessì cerca in chiave narrativa di cogliere le contraddizioni del tempo in movimento, di come nella natura e negli uomini in essa inseriti ci siano persistenze, incrostazioni, durate, che affiorano da lontananze siderali e inconsce, per cui al tempo della storia e della realtà si sovrappone, e con essa si confonde, il tempo delle nostre storie individuali, i nostri destini che cercano un riconoscimento nella comunità in cui siamo inseriti.

Anna Dolfi (eminente italianista, Dipartimento di Lingue, Letterature e Studi Interculturali dell’Università di Firenze, la massima conoscitrice dell’opera di Dessì, presidente della Commissione giudicatrice del prestigioso Premio Dessì) nella prefazione al San Silvano della Ilisso (2003): “Nella solitudine spazio temporale di una terra “morta e immobile come la luna ove «veramente lunare è il concetto di tempo e di spazio», sarebbe nata la sua concezione del tempo tutta giocata sulle misurazioni soggettive della durata e dell’istante. Al tempo sociale, collettivo della storia, al tempo reale, si sarebbe aggiunto prepotentemente, proprio a partire dallo spaesamento spazio-temporale dell’isola, un tempo individuale che avrebbe dato il via a un altro tempo, una sorta di tempo sensibile, tipico dell’autore e (o meglio della sua controfigura o figura più vera e di tutti i personaggi che ne costituiscono il doppio ideale)”.

Dessì, nei suoi romanzi, affronta la dimensione del tempo e dello spazio. La lettura si fa molteplicità (come suggerisce Sandro Maxia nella prefazione a Paese d’ombre, Ilisso), in quanto “summa di saperi tradizionali , etnologici, storici…”ma anche visibilità entrambi tra i canoni necessari alla sopravvivenza della Letteratura negli anni 2000 secondo Calvino (Vedi “Lezioni americane, sei proposte per il prossimo millennio”, Mondadori, 1995).
L’intreccio del piano storico e oggettivo con quello soggettivo, può essere rappresentato, oltre che con il romanzo, anche con i moderni mezzi audiovisivi quali la televisione e il cinema? È questa la domanda di fondo a cui cerca di rispondere Il libro di Gianni Olla. Come è nel suo stile quando si tratta di cinema, televisione e letteratura, è frutto di ricerca puntuale e accurata (molti materiali sono custoditi nell’archivio familiare depositato presso l’Archivio Bonsanti del gabinetto G.P Vieusseux di Firenze, e messi a disposizione dell’autore da Franca Linari, nipote e studiosa dello scrittore sardo, prematuramente scomparsa nel 2009).

Dai numerosi materiali esaminati e messi a disposizione dei lettori da Gianni Olla nel suo libro (soggetti, trattamenti e sceneggiature cinematografiche e televisive), e che abbracciano un arco temporale di venticinque anni, si può capire come Dessì sia estremamente interessato ai nuovi mezzi audiovisivi, se non altro come strumenti, è quanto ha sostenuto Antonello Zanda nel suo intervento a Elmas, per arrivare ad un pubblico più ampio di quello dei lettori in senso stretto, e forse anche per sperimentare nuove forme di linguaggi in cui Dessì possa mettere alla prova la propria creatività. Del resto, a dimostrazione che egli non fosse un neofita nel campo del “visibile”, è bene ricordare che egli era anche pittore e bozzettista, grande amico di Maria Lai con la quale discuteva alla pari di arte e letteratura (vedi “Un gioco delle parti – Giuseppe Dessì e Maria Lai”, in Arte Duchamp, Cagliari 1997).

In una lettera del 1950 a Claudio Varese, suo compagno di liceo a Cagliari, Professore emerito delle università di Urbino e di Firenze, anch’egli uno dei massimi conoscitori della sua opera, che gli chiedeva “Che cosa pensi dei film sardi che conosci, che cosa pensi di documentari o di film sulla Sardegna, rispetto alla Sardegna?” Dessì rispondeva “Io potrei suggerire una quantità di temi per documentari; ma lo farei solo a un patto: dirigerli io stesso. Perché sarebbe difficile trasmettere ad altri l’esaltazione che mi dà, per esempio, un qualunque pezzo di terra sarda, dove io sento e posso individuare la contemporanea presenza della preistoria e della storia di oggi. Ma è un discorso molto lungo e complicato…. Mi piacerebbe, per poter dire ciò che non ho detto scrivendo… “

In effetti, se la “scrittura per il cinema” è “forma in movimento”, come sostiene Pasolini (“Empirismo eretico”, Garzanti 1972), quindi “altra forma” e poi prodotto finale del regista, chissà se Dessì sarebbe stato soddisfatto di come sono state rappresentate le ombre della lanterna magica, quelle forme immaginative, oggettive e soggettive, che trapelano dalla sua narrativa.
Nella serata di Elmas sono stati proiettati due documentari, scelti da Olla: “Un itinerario nel tempo” (parte I, regia di Libero Bizzarri, testi di Giuseppe Dessì, 1963, Produzione RAI, Secondo Canale) in cui si coglie questa dimensione del tempo biografico tra la Cagliari dove è nato e Villacidro, il paese dell’infanzia, dove l’aratro a chiodo convive con i primi trattori e il ballo tondo lotta con il twist, quella Villacidro dove Dessì si sente “al centro dell’universo come un astronauta” e “Giovannino” (regia di Massimo Mida su testi di Giuseppe Dessì (1963). È la storia di un bambino, settimo figlio di un emigrato di Tissi, che vive in una piccola casa di Centocelle a Roma, alter ego dello scrittore, sradicato dai propri luoghi e perfino dalla propria lingua, in una condizione di solitudine, dove emblematicamente un aereo, simbolo della velocità supersonica, viene scelto da Dessì come controfigura del trenino delle complementari, che sbuffa a fatica con la lentezza delle pecore che dominano la campagna sarda da tempi biblici, e che presto sarà un ricordo come “i battelli a ruota che percorrevano il Mississippi”.

I due documentari, pur con il carattere specifico del mezzo filmico, hanno l’inconfondibile impronta soggettiva del narratore, a conferma che Letteratura e Cinema possono convivere, per la gioia di chi legge e di chi guarda…purché non ci si illuda di conoscere pienamente il mistero della natura umana.

Altri documentari dal sito Sardegna Digital Library:

La Sardegna un itinerario nel tempo. II parte
La Sardegna un itinerario nel tempo. III parte
La trincea

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