19 Aprile 2026
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Commento a “La speranza di un futuro. Un tutore volontario per minori stranieri non accompagnati si racconta” di Pasquale Alfano (Aipsa edizioni, 2025)i

Oltre il buio

Mentre, di questi tempi, una pesante coltre di buio sembra avvolgerci come un sudario, ecco un piccolo e prezioso libro, che già nel titolo ci parla di speranza e futuro e nella fotografia di copertina mostra dei ragazzi festosi che col mare alle spalle sembrano felici di affrontare un destino tutto da costruire.

Il libro è stato scritto da Pasquale Alfano, ed ha un alto profilo civile, sociale e politico, poiché raccontando della sua esperienza di “Tutore volontario per minori stranieri non accompagnati”, sembra voler dire che un altro mondo è possibile. I minori non accompagnati fuggono da guerre, carestie, povertà, violenza, emergenze ambientali. La gran parte di loro hanno tra i sedici e diassette anni e hanno attraversato il Maditerraneo o le terribili frontiere balcaniche per volontà propria, o assecondati dai genitori, nella speranza di trovare un lavoro, in Italia o in Europa, che possa garantire loro un futuro e consenta di aiutare le famiglie di provenienza.

Da secoli luogo di traffici, incontri e scontri tra popoli e genti, negli ultimi decenni il Mar Mediterraneo è diventato la tomba per migliaia di migranti. La legge del mare protegge il naufrago, e molti, per primi i pescatori, a Lampedusa ne rispettano la sacralità di principio. Eppure i migranti sono diventati lo strumento di propaganda delle destre in tutto il mondo, e la loro xenofobia viene mascherata come esigenza di sicurezza da una presunta invasione. Sia Alfano che la professoressa Annamaria Baldussi hanno sottolineato che l’emigrazione è un dato strutturale, connesso alla nostra natura umana, e abbiamo dimenticato che milioni di italiani ed europei hanno varcato il mare e l’oceano Atlantico tra la fine del XIX° e i primi decenni del XX° secolo, spinti dalle stesse motivazioni degli emigranti odierni, e anche allora c’erano minori non accompagnati. Si stima che negli ultimi anni (secondo il Report Lost in Europe del 24 aprile 2024, relativo agli anni 2021/2023) più di 50.000 minori siano scomparsi dai centri di accoglienza dei diversi paesi europei: siano cioè letteralmente spariti senza lasciare traccia. Secondo dati Unicef negli ultimi 10 anni circa 3500 bambini, bambini, adolescenti,  sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo verso l’Italia.  Sono dati impressionanti se si pensa che  in quanto “minori” gli emigrati che arrivano in Europa sono particolarmente fragili e indifesi, non conoscono la lingua del paese di arrivo, non conoscono gli strumenti legali che possono aiutarli e proteggerli, molti, stando ai loro racconti, hanno subito violenza fisica o sono stati trattenuti contro la propria volontà.

Un momento della presentazione del libro di Pasquale Alfano ad Elmas il 13 marzo, a cura di Equilibri

Riflettendo su questi dati appare ancora più meritorio il lavoro di Pasquale Alfano: dal 2017 egli utilizza lo strumento della Legge 47 (la cosidetta Legge Zampa dal nome della senatrice Alessandra Zampa, che l’ha promossa). Egli ha fatto da tutore a una decina di minori: dopo un corso di formazione e la nomina da parte di un giudice del Tribunale dei minori, una sorta di padre putativo, ha seguito il percorso di vita del minore, che vive in una comunità di accoglienza, lo ha aiutato nelle pratiche amministrative, ne ha favorito l’inserimento scolastico, guidato e rafforzato la personalità in crescita nei momenti di difficoltà e di crisi, perché il percorso non è lineare e semplice, e a volte capita di perderne qualcuno per strada. Quando ciò accade è una ferita, perché tra il minore e il tutore si instaura inevitabilmente un rapporto sentimentale, che fa crescere entrambi, come ha sottolineato Alfano.

È un lavoro che richiede una forte motivazione civile e morale, che viene ad Alfano dall’avere anch’egli sperimentato l’emigrazione, come racconta nel libro,  essendo nato a Cassano allo Ionio in Calabria per poi trasferirsi in Sardegna, dove è stato protagonista di anni di militanza nel sindacato, nel PCI e nelle organizzazioni della Sinistra postcomunista. Tale motivazione non ha nulla di eroico, ma è propria di chiunque che nella sua normalità può fare qualcosa di utile e giusto.

La legge 47, poco conosciuta e valorizzata, si muove tra realismo e utopia: è un approccio concreto a supporto delle Comunità di accoglienza, una modalità di intervento che vuole dimostrare come gli emigranti, i giovani che poi diventeranno maggiorenni, possono integrarsi, e contribuire alla crescita sociale ed economica di una società ormai in declino  demografico.

 

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