Friday 18th January 2019,
Equilibri Circolo dei lettori di Elmas

Appunti su identità e territorio per una discussione

Appunti su identità e territorio per una discussione

Definizioni di identità :
1-“Uguaglianza completa e assoluta (in filosofia il principio di identità)”;
2-“Qualificazione di una persona, di un luogo, di una cosa per cui essa è tale e non altra”;
3-“Consapevolezza di sé in quanto individuo stabile nel tempo e differenziato dagli altri (in psicologia)”.
Crisi d’identità: ‘Fase di diversa gravità che un individuo (o gruppo) attraversa, nel processo di maturazione, per sentirsi partecipe della società nella quale è collocato.’
Così nei dizionari.
a- Sapiamo che nella concretezza dell’esistenza non si da mai una completezza assoluta di uguaglianza: Si tratta di un principio astratto filosofico-matematico.
b- Alterità. Es.: Il paese di Elmas non è quello di Sestu; una persona è unica, diversa da tutte le altre; il Comune gli assegna una ‘carta di identità’, lo Stato un ‘passaporto’.
c- La consapevolezza di sé stessi è sempre in divenire, non è mai compiuta, perché un individuo (o una comunità) non rimane stabile nel tempo.
“Crisi d’identità”: Riandando alla definizione, ‘processo di maturazione’ potrebbe dirsi più appropriatamente’processo storico’.
E allora si capisce che l’identità incontra periodicamente la sua crisi; che l’identità è sempre in trasformazione nella storia sia di ogni singolo individuo che delle comunità.
C’è l’identità con tutte le sue sfaccettature, i suoi molteplici aspetti: Identità minoritarie; identità plurime; identità come processo in continuo divenire; identità dentro flussi di aggiustamento; identità come chiusura e negazione dell’altro; identità perse in un passato leggendario e mitico. E comunque “avere radici”, questa metafora arborea non è aggirabile. Ossia: Ricordare il proprio passato, esserne consapevoli, avere coscienza della propria storia che s’intreccia con la natura della tua terra.
Identità che tendono ad ampliarsi: Dal campanile, dalla comunità, dalle piccole etnie ad un mondo più ampio.
Da qui identità e Occidente; identità e razzismo.
-Una persona non è tale a ciò che è stato 5, 10, 20 anni prima -Proprio molecolarmente nel corpo; ma anche i suoi pensieri, le sue convinzioni non sono rimasti fissi.
-Le città, i paesi e il territorio circostante sono in continua trasformazione. Basti guardare, a come e a quanto, sono cambiati i luoghi dell’infanzia (in bene, in male a volte intrecciati) ; o, più in qua, quelli della giovinezza, trascorsi gli anni.
-Cambiamenti quasi sempre tumultuosi, che hanno sfigurato coste e colline; basti pensare agli orti belli del nostro paese che, anziché continuare a vivere mentre Elmas cresceva, sono stati distrutti: L’edilizia che costruisce, allo stesso tempo consuma territorio.
-Quali poteri, quali forze, quali interessi stanno dietro questi processi? Altro che attardarsi a ricercare l’identità. E’ qui che dobbiamo indagare, essere coscienti di questi fatti, agire collettivamente perché si cominci a costruire con equilibrio e armonia; perché si smascheri la ragione del profitto incompatibile con un vivere più umano, più civile. Del profitto che muove l’attuale società incompatibile con il futuro stesso del pianeta terra.
-Più che alla chimera dell’identità dovremo guardare, capire e agire dentro i processi per diventarne protagonisti, per indirizzarli.
-Sia l’identità dei singoli che l’identità collettiva, infatti, stanno dentro continui processi di cambiamenti sociali e culturali.
-L’identità è un divenire, ma spesso la si concepisce come cristallizzata, assolutizzata in un passato mitico, in un luogo leggendario.
-Tendiamo a pensare l’identità come elemento statico (del passato da recuperare) o come un’aspirazione da conquistare e ‘conservare’ poi ‘bloccata’ e compiuta.
-Le idee che circolano (quelle più diffuse), i costumi, le mode, le ideologie, sono quelle plasmate dalle classi egemoni in un ‘sistema’ di produzione e di mercato ben determinato, garantito e assicurato dallo Stato. In questo sistema di produzione c’è quello specifico delle case: L’edilizia, la speculazione con i suoli che danno profitti scandalosamente sproporzionati; l’economia, come si dice, che riparte grazie al mattone al cemento…
Anche la cultura è una merce prodotta.
E le istituzioni e la scuola (dall’infanzia all’Università) e i giornali, la radio e la tv, fanno la loro parte….
La coscienza di chi siamo, singolarmente e collettivamente, si forma dentro un processo.
Antonio Gramsci ci ricorda che l’uomo stesso è un processo: Il processo dei suoi atti.
-L’individuo, il singolo entra in relazione con gli altri in un complesso di rapporti sociali e di produzione determinati.
-Dunque anche l’identità è un continuo divenire; non è uno stato; non è un dato; non la si può fissare, fotografare.
-E il filosofo Umberto Galimberti dice che l’identità è un fondo vuoto e la sua ricerca un tentativo inutile.
Si dice che elemento di identità sia la lingua che si parla. I parlanti si identificano con il linguaggio.
E la lingua il luogo, il territorio, stanno in stretto rapporto.
Qui in Sardegna parliamo due lingue: L’italiano e il sardo. Quest’ultimo sempre di meno e però anch’esso a sua volta suddiviso in almeno tre varianti. Dunque, noi abitanti della Sardegna abbiamo almeno due identità rispetto alla lingua parlata. Va poi ricordato che le lingue sono in continua evoluzione, così come le società.
-Ci sono qui in Sardegna quelli che rifiutano (almeno così dichiarano) l’identità italiana e affermano quella sarda. Salvo poi parlare prevalentemente in italiano invece che in sardo.
-Se estendiamo il discorso a tutta l’Italia, la lingua come elemento d’identità si trova a mal partito.
-Anche se parlati sempre di meno, ogni regione d’Italia ha il suo dialetto.
-E’ altresì vero che un processo di unificazione linguistico è molto progredito, che in molte regioni non si parla più il dialetto; tuttavia ogni regione ha il suo ‘italiano’, un suo specifico modo con caratteristiche proprie, anche se sempre meno differenziato.
-La tv è la prima protagonista di questa unificazione linguistica (un bene, un male?), non mi pare comunque un risultato entusiasmante.
-L’identità di un Paese può cadere nel nazionalismo con il suo bagaglio di ridicolo e, peggio, di razzismo. L’identità che blocca la relazione con l’altro e che sparge il veleno della xenofobia.
-Noto che sempre più l’identità dell’Italia viene espressa, con gran sfoggio di fastidiosa retorica.Tutta una retorica patriottarda attorno al ‘nostro’ esercito, ai ‘nostri’ militari, alla ‘nostra’ bandiera. Insomma l’Italia che si identifica sempre più con le armi, con la guerra che ormai chiamiamo ‘missione di pace’.
-E noi che qui parliamo di come costruire case e quartieri; di come curare giardini e orti, non dovremo mai dimenticare che la guerra che portiamo in quelle terre lontane, oltre far strage di gente in carne e ossa come noi, distrugge anche le case, seppure modeste, e i monumenti di quelle genti lontane e i campi che loro coltivano.
-Quando si afferma e si crede che si onori la patria, che la si difenda, mandando il nostro esercito in Paesi lontani migliaia e migliaia di chilometri, a calpestare patrie altrui, beh allora siamo davvero mal messi.
-O forse siamo lì per difendere l’identità dell’occidente? Ma quale sia l’identità dell’occidente non è facile definire…
Dovremo rivedere molto criticamente la storia dell’Europa, rinnegandone gran parte e, se ne siamo capaci, vergognandoci; perlomeno togliamo l’Europa dal centro della storia e rimettiamola tra la storia del mondo.
Ancora sull’identità.
Identità fondata sulla retorica del sangue, quello d’appartenenza e quello versato per il ‘sacro suolo’
della patria…
Il sangue di appartenenza -Italiani, tutti d’uno stesso sangue; e i sardi, anche noi, tutto un sangue medesimo…
Ed ecco i veneti alla ricerca del loro Dna: Unico e speciale; ed ecco i sardi d’Ogliastra (isola nell’isola) che si appassionano nella ricerca del loro Dna e sperano o già dicono che è lo stesso di quello dei nuragici…
E chissà perché sono fieri d’essere come i nuragici, anzi credono d’essere i nuragici del 2000.
Contenti loro…
Una considerazione di Rossana Rossanda: “[…] Ma quel che i nostri nonni si sono raccontati, e cioè
che in ogni terra sarebbe insediato ab origine un popolo o razza o etnia rimasto immutato nei secoli
che quindi su di essa vanterebbe un diritto naturale, è un ‘romanzo’ ottocentesco”.
Attenti dunque agli ‘orgogli’ nazionali; attenti alla trappola dell’identità che si trasforma in alterità, in chiusura, in esclusione, in avversione e uccide la relazione.
L’identità agitata per difendere soprusi e privilegi; l’identità d’un ‘noi’ contrapposta a l”altro’; l’identità dentro la quale soffoca una cultura che non si confronta; l’identità
d’una terra e d’un sangue mito immobile e immutabile; l’identità che ispira le tristi politiche della
‘sicurezza’ e genera paura e capri espiatori. Politiche che discriminano, che restringono la democrazia, che negano diritti.

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