Saturday 24th February 2018,
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Omaggio a Doro Levi, colpito a Cagliari dalle leggi razziali

Tra le iniziative promosse a Cagliari per la Giornata della Memoria di grande interesse è stata quella dedicata al ricordo di Doro Levi, organizzata dall’associazione Accus (una rete di associazioni e fondazioni culturali della Sardegna, cui aderisce anche Equilibri) in collaborazione con la sezione locale dell’Associazione Nazionale dei Partigiani (ANPI) e la Fondazione di Sardegna.

Chi era Doro Levi? Doro Levi è stato una figura di grande importanza per la cultura italiana e non solo. Archeologo di fama internazionale, fu licenziato dal suo lavoro a seguito della promulgazione delle leggi razziali del 1938 proprio mentre insegnava a Cagliari. Costretto a lasciare l’Italia e la Sardegna per sfuggire alle persecuzioni e morte certa nei campi di concentramento, si trasferì in America dove insegnò nella prestigiosa Università di Princeton sino al 1945.

Doro Levi e la Sardegna. La Sardegna ha avuto l’onore di avvalersi della sua attività di studioso sia come funzionario dello Stato in qualità di soprintendente alle Opere d’arte e di antichità della Sardegna, sia come docente dell’Università di Cagliari. A Doro Levi si devono gli scavi della Necropoli di Angelo Ruju ad Alghero e del villaggio nuragico di Serra Orrios a Dorgali. E nondimeno al suo amore per l’isola e la sua storia si deve l’appassionata battaglia che condusse in difesa del patrimonio culturale minacciato prima dai tedeschi e poi dalla speculazione edilizia. E’ risaputo che Doro Levi espresse un netto parere contrario alla consegna della famosa collana punica proveniente dalla Necropoli di Olbia al nazista Goering in visita nell’isola. E più tardi, nel secondo dopoguerra, si impegnò per salvare l’anfiteatro romano della città di Cagliari, che grazie a lui fu restaurato e consegnato alla libera fruizione delle generazioni future. Bastano questi pochi accenni alla biografia di Doro Levi per capire che i motivi per commemorarlo e rendergli omaggio possono essere tanti, così come tante possono essere le angolature da cui guardare alla sua vicenda umana e professionale.

La scelta dell’Associazione Accus, tra le varie opzioni possibili, è stata quella di legare il ricordo di Doro Levi alla Giornata della memoria nell’anno in cui ricorrono gli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali.  Il motivo di questa scelta lo hanno spiegato nei loro interventi i rappresentanti di Accus, Carlo Salis e Aldo Accardo. Si è voluto ricordare lo sterminio degli ebrei – ha precisato Carlo Salis – cercando di stimolare la comprensione di quei fatti piuttosto che facili, ma spesso improduttive, emozioni. In quest’ottica, a causa delle leggi razziali volute dal fascismo, una città e un’intera nazione hanno perso una personalità di grande valore. Doro Levi è stato vittima di una discriminazione frutto di idee fondate sulla sopraffazione dell’uno sull’altro, elementi ben presenti anche nel mondo di oggi. Il conformismo dei tanti ha fatto il resto. Levi è stato cacciato senza che nessun collega abbia detto anche solo una sola parola contro quell’ignobile provvedimento. Un’altra scelta era possibile. La fecero quei 12 professori universitari su 1225 che nel 1931 rifiutarono di prestare giuramento al regime, la fecero Bianca e Girolamo Sotgiu che oggi figurano, vanto di noi sardi, tra i Giusti tra le nazioni di Gerusaleme per aver salvato dalla deportazione una giovane ebrea dichiarandola loro figlia. La tendenza ad accodarsi, il ricercare il piccolo miserabile vantaggio individuale rinunciando alla propria dignità – ha osservato Carlo Salis – sono attitudini riconoscibili anche nella società attuale. Per questo è necessario capire. Non dobbiamo pensare che ciò che è successo allora sia un fatto lontano e irripetibile. Gli eroi – ha quindi concluso – non devono essere un’eccezione.

Aldo Accardo ha approfondito il senso della conferenza richiamando il libro di William S. Allen, pubblicato nel 1965, laddove spiega Come si diventa nazisti passando in poco tempo dal meritato discredito per i politici all’insensato discredito della politica tout court. Lo strumento per capire come è potuto accadere, tanto più oggi di fronte al dato di un’Europa attraversata dalla crescita impetuosa di movimenti nazisti e nazifascisti che raccolgono sempre più giovani, è la Storia. Non di memoria abbiamo bisogno – ha precisato professor Accardo – ma di Storia. La memoria – ha specificato riprendendo la spietata analisi dello storico Tony Judtè, per sua stessa natura, polemica e faziosa. La Storia di contro crea il disincanto e insegna che è facile cadere nella barbarie.

Il ruolo dell’ANPI. Tra gli organizzatori dell’iniziativa, l’ANPI svolge da anni in Sardegna, anche grazie all’attivismo e alla passione del suo presidente regionale Marco Sini, un’intensa attività di ricerca e testimonianza tesa a riscoprire e far conoscere alle nuove generazioni le storie dei sardi che furono perseguitati, incarcerati, torturati e uccisi nei lager nazisti. Sono molti di più di quel che si credeva sino a poco tempo fa – ha detto Marco Sini –, sono ebrei, ma anche rom e oppositori politici del fascismo. Spesso scopriamo che sono nostri antenati di cui la memoria familiare aveva perso il ricordo o ne aveva tramandato uno distorto. Quanto sia importante e utile l’attività educativa dell’ANPI, oggi che stanno venendo meno i testimoni diretti, è confermato dal fatto che la conoscenza della Shoah e del significato della Giornata della Memoria comincia ad essere molto più diffusa tra i giovani che tra le generazioni più vicine a quei fatti storici. Complice la politica di rimozione seguita alla caduta del fascismo e il lungo silenzio, provocato dal trauma subito, che per lungo tempo ha accompagnato i sopravvissuti.

La lectio magistralis. Le ideologie razziste oltreché disumane sono anche stupide e autolesionistiche. Lo abbiamo capito con chiarezza ascoltando la splendida lezione commemorativa tenuta dal prof. Louis Godart, archeologo e filologo miceneo di levatura internazionale, già consigliere di due presidenti della Repubblica italiana. Doro Levi – ha raccontato Godart – aveva riportato alla luce importanti testimonianze della civiltà minoica, la prima civiltà in europea capace di inventare uno Stato. Sono nati a Creta i primi palazzi intesi come strutture architettoniche attraverso le quali il sovrano gestiva i beni del territorio. Ed è nata qui la prima scrittura europea, come strumento di esercizio del potere. Migliaia di tavolette solcate da linee e segni attraverso i quali si teneva memoria di numeri e cifre funzionali all’amministrazione dello Stato sono anche i primi archivi della Storia. Nel palazzo di Festòs Doro Levi scoprì una tavoletta d’argilla risalente al 1800 a.C. e ne studiò la scrittura; scoprì inoltre nello stesso strato di scavo i vasi di Kamarés. A lui si deve l’intuizione che, a partire dallo studio dei segni grafici impressi nel famoso disco di Festòs, lega all’Egitto dei faraoni i popoli del mare (tra cui gli Sherdana, da molti studiosi identificati con l’antico popolo dei sardi). Doro Levi considerava Creta e la Sardegna, unite nell’antichità da frequenti scambi e relazioni, i suoi due più grandi amori. Rientrato dall’America, vi tornò ancora e non smise mai di studiarle e amarle.

L’immagine della dea Atena con l’elmo in testa e lo scudo poggiato che guarda alla stele della battaglia di Maratona – suggerisce Louis Godart – è quella che meglio di ogni altra simboleggia l’insegnamento che dobbiamo trarre dalla vicenda di Doro Levi. La pace e la libertà di cui godiamo oggi in Europa, non sono valori perenni. La Democrazia non è una conquista raggiunta una volta per sempre, è un bene che ad ogni stagione va coltivato pena il suo inevitabile deperimento.

Sandra Mereu

Autore

Sandra Mereu

Lavora presso la Biblioteca regionale di Cagliari ma è soprattutto archivista. Ha collaborato a numerosi progetti di riordino, descrizione e valorizzazione di archivi storici della Sardegna. Le piace scrivere "a margine dei libri". Fa parte del direttivo di Equilibri.

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