Thursday 19th October 2017,
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LA COSTITUZIONE ITALIANA: «Il vero contendere non è tra’conservatorismo’ e innovazione, ma tra cattivo revisionismo e giusto rilancio della Costituzione»

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Approvata dalla Assemblea Costituente il 27 dicembre 1947.
Entrata in vigore il 1° gennaio 1948.
I primi 12 articoli definiscono i caratteri fondativi del nuovo stato che nasce dalla Resistenza; innanzitutto una connotazione e un carattere antifascista, che non va mai dimenticato né sbiadito, ma riaffermato con forza e intelligenza senza cadere nella retorica scontata delle ricorrenze.
Il carattere antifascista della nostra Costituzione significa che essa contiene in sé tutti quegli anticorpi che le consentono, nel tempo, di prevenire, di far fronte, d’impedire ogni forma di fascismo, più o meno nuovo, più o meno dissimulato che dovesse insinuarsi e riprodursi nella società italiana.
Insomma si sta parlando del suo dettato e del suo spirito.
E in sintesi:
-Stato repubblicano
-Stato democratico parlamentare
-Stato sociale
-Stato laico
-Stato regionale (o delle autonomie) nell’ambito di una Repubblica una e indivisibile.
Non è un caso che il primo articolo reciti che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
Durante la guerra i lavoratori hanno salvato le grandi fabbriche del nord dalla distruzione tedesca; e i lavoratori hanno segnato profondamente la storia e le vicende politiche che hanno portato alla Repubblica con la Resistenza.
I lavoratori italiani, unici in Europa, sono stati i protagonisti dei grandi scioperi del 1943.
Gli articoli 41 e 42 della Costituzione sarebbero impensabili senza queste lotte e poi senza la Resistenza.
La nostra Costituzione ha una compattezza, una organicità, che non permette ‘riforme’ a pezzi.
I cambiamenti sono auspicabili solo se rafforzano il carattere e lo spirito (antifascista e democratico) della Carta senza intaccarne la sua organicità.
La Costituzione mette paletti, regole, argine al potere industriale-finanziario; deve essere difesa perché i ‘cambiatori’ non si rivelino essenzialmente dei ‘liquidatori’.
Pensiamo all’art. 3 (dell’eguaglianza) e all’art. 4 (del diritto al lavoro).
E’ vero che il lavoro in una società capitalistico borghese è una merce e come tutte le merci è oggetto di concorrenza; e nel mercato capitalistico c’è chi prevale e chi soccombe; e la società capitalistica non potrà mai consentire la piena occupazione.
Però l’art. 4 richiama un principio e tiene viva una contraddizione; pone un limite all’interesse egoistico dell’imprenditore, un limite alla primazia del profitto: Riafferma la centralità del lavoro.
Non è l’impresa che deve stare al centro, ma il lavoratore con il suo lavoro.
A proposito del cambiamento o ‘riforma’ cui la Carta avrebbe bisogno, il vero contendere non è tra’conservatorismo’ e innovazione, ma tra cattivo revisionismo e giusto rilancio della Costituzione.
L’ossessione di chi vuol mettere mano alla revisione della Costituzione è quella di ridefinire l’assetto dei poteri; guardando sempre dall’alto dei poteri e mai dal basso della società.
Si vuole distruggere lo spirito e la forza della Carta costituzionale, il suo essere corpo vivo, per poi chiudere ogni via al cambiamento effettivo della società.
E comunque per quelle parti che avrebbero necessità di aggiornamenti, di modifiche, si dovrebbe procedere a cambiamenti nel senso di una più sicura e sostanziale democrazia, di un allargamento dei diritti attinenti ad una società profondamente cambiata…
I diritti fondamentali, la separazione e l’equilibrio tra poteri, le fondamenta della Repubblica: Sono da ‘conservare’, perché attraverso di essi passa una vera innovazione, con più giustizia sociale, più democrazia effettiva.
La Costituzione non è una legge ordinaria; è una legge superiore. Non si può trattare con bicamerali, né con ‘assemblee costituenti’ composte dallo stesso ristretto (e in parte indecente) ceto politico. La chiamata poi del Popolo ha il gusto amaro e beffardo del populismo.

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2 Comments

  1. Marina Cozzolino 8 giugno 2016 at 17:38

    La Costituzione contiene i pilastri della nostra democrazia e la forma scelta dai padri fondatori, dopo l’esperienza del fascismo, è la forma rigida che dà maggiori garanzie. Infatti il fascismo poté “piegare” a suo favore lo Statuto Albertino che era una Costituzione flessibile. Una riforma della nostra Costituzione non può essere una riforma affrettata o peggio un guazzabuglio, perché in questo caso perderebbero tutti gli Italiani.

  2. Sandra Mereu 9 giugno 2016 at 17:03

    Aggiungo che l’attuale parlamento è tra quelli meno legittimati a portare avanti la riforma della Costituzione. Frutto di una legge elettorale già dichiarata anticostituzionale esso rappresenta la negazione del principio sancito dall’art. 48 secondo cui il voto dei cittadini deve essere uguale e libero!

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