Friday 19th January 2018,
Circolo di lettura, scrittura, presentazioni libri, Giornata della Memoria, Festa dei lettori

Diario di viaggio: Humberstone (Cile)- 1 dicembre 2017

HUMBERSTONE: fantasmi e voci

La storia del Cile passa per Iquique. Nelle fatiscenti e colorate case coloniali si riconosce il florido passato legato all’esportazione del salnitro, e nel mare sembra ancora di sentire l’eco della Guerra del Pacifico e della storica battaglia navale del 21 maggio 1879, quando il capitano Arturo Pratt perse la vita e la sua corvetta “Esmeralda” venne affondata dalla marina peruviana. Quella sconfitta segnò il successivo riscatto cileno e oggi Pratt è un eroe nazionale.
Iquique è un’importante città cilena che si affaccia sul Pacifico, porto franco con una forte movimentazione di containers. Uscendo dalla città per salire rapidamente verso la pampa, la zona desertica tra il mare e la cordigliera, dall’alto svettano i suoi grattacieli alla Miami, si ammirano le sue lunghe spiagge, paradiso per il surfing, e ci si imbatte in una grande duna di sabbia bianca, ferita immacolata nella dominante colorazione rossastra delle colline che la dominano. Si segue la carretera numero 16 verso est fin quasi ad incrociare la Ruta 5, la favolosa Panamericana che, in una grande varietà di paesaggi, dapprima austral in Patagonia, man mano diventa central fino a Santiago e poi sale verso il Grande Norte cileno per proseguire in centroamerica fino all’Alaska. È la grande dorsale che attraversa tutto il continente americano.
Siamo nella regione di Tarapacà e il deserto di Atacama, con la sua variopinta tavolozza giallo ocra domina il paesaggio. All’orizzonte bagliori di acqua in movimento: è l’effetto ottico dei miraggi, l’illusione di un po’ di refrigerio in un luogo inospitale e arido.
A poco più di 40 km da Iquique, in pieno deserto, con la temperatura che all’inizio dell’estate australe, segna 36°, nel nulla della polvere rossastra, spuntano le rovine della città di Humberstone, oggi patrimonio dell’Unesco e monumento nazionale.

Da sempre il deserto conserva i segreti dell’uomo: nel deserto di Atacama, i Chinchorro mummificavano i loro morti, ben prima degli Egizi, e non è raro trovare manufatti tessili e utensili perfettamente conservati.
Il deserto ha pietrificato Humberstone e la città sorella di Santa Laura, come altri villaggi più o meno grandi che dalla fine dell’800 ai primi trent’anni del ‘900 resero il Cile cuore della produzione mondiale del caliche, il salnitro, un misto di nitrato di sodio, nitrato di potassio, e cloruro di sodio, depositatisi in forma solida a seguito dell’evaporazione di antichi mari. Qui, e in un’area più vasta che, oltre il Cile, abbracciava anche la Bolivia e il Perù, in questa sorta di Klondike tra il 18° e il 26° grado di latitudine Sud, il salnitro divenne l’oro bianco, materia prima fondamentale per gli esplosivi e per i fertilizzanti. Qui, nella seconda metà dell’800, per lo sfruttamento di queste risorse minerarie, tra gli stati andini sono scoppiate le guerre per l’accesso ai porti del Pacifico, i capitalisti stranieri investivano e corrompevano i politici locali per vedersi assegnare le concessioni a costi ridotti, e migliaia di operai venivano a lavorare in queste miniere non solo dai paesi andini, ma anche dall’Europa.

Carro per il trasporto del minerale


Humberstone, che fino al 1872 si chiamava Oficina La Palma, prese il nome dall’ingegnere chimico inglese James Thomas Humberstone, il quale applicò al processo di raffinazione del carbonato di sodio il sistema dell’inglese James Shanks. La sua oficina divenne ben presto molto florida. Nella sua epoca d’oro, che durò all’incirca 60 anni fino alla crisi del ’29 (1872/1932) Humberstone divenne una vera e propria città nel deserto: i salitreros e i dirigenti vi si trasferirono con le proprie famiglie. Nella città fantasma si possono visitare l’infermeria e il presidio medico, la chiesa, la piscina, le case dei lavoratori, quelle separate dei casados e quelle dei solteros, vi si batteva moneta, vi passava una ferrovia che collegava il deserto al porto di Iquique per il trasporto del minerale. Nel 1934 la miniera venne chiamata “Santiago Humberstone”, vennero aggiunte la scuola, il teatro e l’ospedale. Nel 1960 la Oficina Salitrera Humberstone venne definitivamente chiusa.

La piscina a Humberston
In questo microcosmo autosufficiente si cementavano la solidarietà e l’appartenenza. Ancora oggi le famiglie discendenti da quell’epopea di sogni e sacrifici si ritrovano almeno una volta all’anno per ricordare le storie e le vicende di quella che era la “loro” città. Dal deserto trapelano i racconti di fatti inenarrabili, sopiti dai governi cileni del primo novecento, ma poi ripresi dalla voce dei poeti e dei cantori, moderni aedi a rendere giustizia di ciò che è stato.
Signore e signori
veniamo a raccontare
quello che la storia
non vuole ricordare.
Accadde nel Nord Grande,
fu Iquique la città.
Mille novecentosette
l’anno della fatalità
Lì il pampino povero

fu ucciso per il gusto di uccidere.
È il prologo della Cantata Santa Maria de Iquique, composta dal musicista cileno Luis Advis e interpretata dal gruppo dei Quilapayún, che la eseguirono ufficialmente nell’agosto del 1970 nello Stadio del Cile a Santiago in occasione del Secondo Festival della Nueva Canción Chilena. Quello stesso stadio,oggi dedicato a Victor Jara, sarà trasformato in campo di concentramento durante il colpo di stato del settembre del 1973.
La cantata racconta del massacro nella scuola di Santa Maria di Iquique, quando, il 21 dicembre 1907, le truppe del generale Roberto Silva Renard spararono sugli operai del salnitro in sciopero e sulle loro famiglie. Reclamavano migliori condizioni di vita, di lavoro, salari equi, e non più buoni da utilizzare negli spacci aziendali. Le vittime, a seconda delle fonti, furono tra le 2500 e le 3600. Le autorità riconobbero 195 morti.
Si cammina tra la polvere e i resti delle macchine arrugginite della miniera. testimonianza di ingegno, speranza, sudore e dolore. Si cammina nella polvere del deserto, che attutisce i passi e favorisce l’ascolto delle voci di quanto vi hanno lavorato. E se si sta attenti si sentono ancora i loro racconti.

Autore

Tonino Sitzia

Tonino Sitzia è il Presidente del Circolo dei Lettori di Elmas.

Scrivi un commento