7 Agosto 2026
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Venticinque storie

Le riflessioni che seguono sono suscitate dalla lettura di “Ritratti di Ombre” di Claudia Mandas, delle Edizioni il Maestrale.

Essendo i morti nient’altro che i ricordi che di loro ci rimangono, essi ritornano come ombre nei nostri sogni. Non sorridono mai. Sono di passaggio, non hanno tempo e svaniscono presi da insondabile sconforto.
Il silenzio dei cimiteri percorre i brevi capitoli di “Ritratti di Ombre”. Le ombre raccontano storie e ogni storia è preceduta da una poesia, e a destra pochi versi in corsivo, snelli in alto, a cappello del racconto. E con quel silenzio si diffonde l’ineludibile mestizia data dall’irreversibilità della morte: un istante prima siamo, un istante dopo non più. Ma quel silenzio per il visitatore del Campo Santo può essere momento di tregua al trambusto della città.
Il grande mare della letteratura è solcato da corrispondenze; da fili di collegamento più o meno riconoscibili. Al capitolo “Josias” si legge: “la realtà è terrificante, talvolta è il mondo onirico che ci soccorre”. E poco dopo: “sognare fa bene”. Ecco ciò rimanda ad un passo del filosofo tedesco che ha voluto l’impronta della poesia nella sua opera (con ciò, forse, volendo indicare una crisi della filosofia). Poche righe: “c’è un solo mondo ed è crudele, corruttore, senza senso. Un mondo così fatto è il vero mondo. Abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa verità; per vivere l’uomo deve essere per natura un mentitore, deve essere più d’ogni altra cosa un artista. La verità è brutta, insopportabile: abbiamo l’arte per non perire a causa della verità”. Non sono un intellettuale (non ho questa funzione sociale) dedito allo studio metodico e critico delle “lettere”.
Sono solo un lettore curioso che cerca di capire (a volte gli riesce solo in parte) il nocciolo essenziale che un libro custodisce.
Tornando al pensiero del filosofo tedesco. Ecco, il poeta di Recanati è potuto sopravvivere all’orrore del nulla grazie alla sua poesia. Aveva già capito che le illusioni sono condizioni indispensabili della vita.
Potrà apparire contradditorio , ma Leopardi uomo meditativo e dolente compone endecasillabi “leggeri”, ariosi, si potrebbe dire volanti. E osserva e considera gli uccelli, queste creature canore ed aeree, i meno vessati dalla natura. La sua poesia non è discorsiva, greve di pensiero, come ci si potrebbe aspettare, ma è un canto. In Leopardi il pessimismo è assoluto e razionale, consapevole della vanità di tutte le cose. Le illusioni non lo ingannano, non intaccano il suo pensiero, però ritiene siano necessarie.
Nel capitolo “Disperso” la scrittura pare adeguarsi al personaggio che racconta, e che poco ha frequentato la scuola. Già da adolescente ha incontrato il lavoro, apprendendo il mestiere del suo babbo pescatore. Comunque si avverte il ritmo del mare, il suo vasto respiro, il moto continuo dei flutti: la poesia dentro quella prosa.
E c’è anche un tratto, che forse oggi si sta sbiadendo, del carattere sobrio ed essenziale di noi sardi. Una certa sobrietà, sosteneva Giulio Angioni, e compostezza possiamo dire essere tratto caratteristico della gente di Sardegna. Un intreccio di cultura, storia e natura, peculiarità di noi sardi. Senza perciò chiuderci al confronto con altre culture, consapevoli della nostra. I figli del pescatore che hanno subito, vivendo fuori dall’Isola, un fare, un “essere continentale”, si vergognano del padre. Questi ragazzi così vacui, superficiali e banali: “mi hanno cercato” – dice il padre – “solo per le nasse da trasformare in lampadari”. Come va di moda, denotando scialba e omologata personalità.
Altre considerazioni i lettori potranno svolgere leggendo, per esempio, “Gastone”, “Lunadiga”, “Jenni”, o “Efisino” e “Mariuccia” (morti bambini), e “Guido” (studente suicida) e “Manfredi” e “Nino” morto nel Carso e scambiato con altro soldato. Ma nessuno dei capitoletti è da trascurare. Ombra tra le ombre appare pure un gatto dagli occhi gialli. E anche un “cardellino solitario” che beccuzza una minuscola briciola.
Tutte importanti, tutte degne di attenzione e cura: le piccole creature e le piante e le piccole cose del nostro quotidiano.

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