Di una Pasqua senza resurrezione, accennavo già un anno fa (vedi in “Equilibri” “L’angelo di Klee o della storia”).
E ricordavo quell’angelo dagli occhi spalancati, inorridito dalle distruzioni, dall’accumulo incessante delle tragedie umane. Ecco anche adesso ancora le guerre, le stragi, la sequenza dei naufragi senza soccorso (il mare che si richiude per sempre sulle teste degli annegati), i miseri della terra in fuga verso una incerta salvezza.
L’inizio di qust’anno, pochi mesi, si presenta già carico di corpi smembrati o sepolti sotto le macerie dei bombardamenti d’un mondo incendiato, ed è quasi impossibile pronunciare una parola di speranza. La guerra, dicevano le nostre nonne, fa a pezzi i corpi, una macelleria. No, Anche quest’anno non c’è resurrezione. Soltanto permane l’immagine straziante di qualche bambina o bambino: piccoli cadaveri rigettati dal mare fra ciò che resta di barche in qualche battigia grigia.

