5 Agosto 2021
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Rochi e Dochi

Erano due cani agili e svelti, Rochi e Dochi, lucidi di pelo.
Rochi era fulvo, quasi ramato; Dochi maculato, bianco e nero.
Vissuti, in un tempo ormai lontano, nelle terre ondulate di Marmilla.
Anime aeroterricole, correvano leggeri e giocosi nelle balze ventose. Cacciatori formidabili, sempre insieme, affiatati in traccia -nessuno scampo per lepri e conigli.
Predatori inesorabili e indipendenti: mai furono complici e appresso di qualcuno di quei bipedi ridicoli e panciuti, più che venatori della domenica, sgraziati e chiassosi calpestatori delle colline.
Rochi e Dochi non erano comunque dei randagi, ma muovevano da un casolare isolato il cui padrone lasciava loro spazio e libertà…
Rimasero, era forse destino, stregati dal richiamo degli agnelli. Certe notti senza luna, Rochi e Dochi, ombre silenti, prendevano il passo dei sentieri che portavano alle greggi. Tornavano all’alba con nei musi ancora i segni del loro misfatto.
Un giorno, con il sole già alto, caddero straziati da piombo rovente. Più d’uno
volle vendicare il tradimento di due bastardi già così mal tollerati per la loro
stravagante indipendenza. Li avevano attesi al passo uomini rustici ed essenziali…
Il padrone del casolare si dispiacque molto, ma non disse nulla. Solo un cenno, quasi soffiato tra i denti, appena poche parole su quelle scorrerie notturne delle quali, dopo un vago sospetto, ne era venuto a conoscenza.

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